{"componentChunkName":"component---src-templates-archivio-js","path":"/archivio/2","result":{"data":{"results":{"totalCount":27,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"I personaggi di Dungeons & Dragons nel nuovo spot di Renault","date":"2019-05-28T11:07:31.647Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"dungeons-and-dragons-spot-renault","thumbnail":"/d-d_renault.jpg"},"html":"<p>Qualcuno di voi si ricorda della serie animata di <b><i>Dungeons & Dragons</i></b> degli anni Ottanta? Nel cartone, un gruppo di amici si ritrovava al Luna Park dove decideva di entrare in un'attrazione che aveva per tema il gioco di ruolo Dungeons & Dragons, finendo in un mondo fantasy simile a quello delle ambientazioni del gioco e facendo la conoscenza di un <i>Dungeon Master</i>. Se non ve lo ricordate o siete, come me, troppo giovani, vi metto qui sotto la sigla.</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/KwSafUt3N_M\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>\n<p>Per promuovere la nuova Renault Kwid Outsider, <b>Renault Brasile</b> ha diffuso lo spot <b>\"Caverna do Dragão\"</b>, che ne riprende l'ambientazione e i personaggi.</p>\n<p>Il risultato è letteramente <b>epico</b>.</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/kC9-bfsNne8\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Game of Thrones 8x06 – “The Iron Throne”. Niente al mondo è più potente di una buona storia","date":"2019-05-21T15:31:26.827Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"game-of-thrones-8x06","thumbnail":"/got-8x06.jpg"},"html":"<p><b><i>La serie tv più importante degli ultimi dieci anni si è conclusa.</i></b></p>\n<p><b>SPOILER ALERT</b></p>\n<blockquote><p><i>Eserciti, oro, bandiere?</p></p>Storie. Non c’è niente al mondo più potente di una buona storia. Niente può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla.</p><p>– Tyrion Lannister</i></p></blockquote>\n<p>Sono queste le parole con le quali Tyrion Lannister, prigioniero degli Immacolati, si pronuncia per introdurre la sua proposta ai Lord e alle Lady di Westeros di fare di Brandon Stark, “Lo Spezzato”, il Re dei Sei Regni. Oggi, all’indomani della fine di <i>Game of Thrones</i>, <b>queste parole significano molto di più di un’arringa per rendere il <i>Corvo con Tre Occhi</i> il regnante definitivo</b> – che spezzi la ruota di violenza e soprusi del Trono di Spade. È <b>la frase che più di tutte riassume ciò che abbiamo vissuto insieme</b>. Nonostante l’insoddisfazione generale che ha accompagnato la messa in onda degli ultimi episodi, <b><i>Game of Thrones</i></b> è stato un <b>fenomeno narrativo senza precedenti</b> e che, presumibilmente, rimarrà unico per molto tempo a venire.</p>\n<p><i><b>Non c’è niente al mondo più potente di una buona storia.</b></i> Niente che avrebbe potuto tirare a sé così tanto <b>investimento emotivo ed economico</b>, così tanta <b>discussione</b> e <b>immaginazione</b>. Niente se non una buona storia, potente e magnetica. Qualsiasi cosa si voglia dire adesso che il gran finale è andato in onda, il <i>Trono di Spade</i> è stato <b>un successo</b>. Ha accentrato il grande pubblico attorno ai suoi <b>personaggi</b>, ai suoi <b>simboli</b> e alla sua <b>mitologia</b>, realizzando quella che, presumibilmente, è la <b>massima aspirazione di qualsiasi narrazione fantastica</b>.</p>\n<p>Ciò detto, <b>qualcosa su questo finale bisognerà pur dirlo</b> – lusinghiero o meno che sia.</p>\n<p>Abbiamo assistito a un <b>finale tipico</b>: nella prima metà si è consumato il <b>climax finale</b> della storia, con l’uccisione di Daenerys da parte di Jon Snow e la distruzione del Trono di Spade, mentre nella seconda il classico <b><i>epilogo</i></b> con le varie conclusioni e la <b>diaspora</b> dei personaggi della storia.</p>\n<p>Tutta la serie di buoni sentimenti, di tasselli che si incastrano, di nostalgie, non possono però farci dimenticare gli <b>enormi problemi</b> di quest’ultima stagione.</p>\n<p>In primis , il <b>taglio di episodi</b> ha <b>affrettato lo svolgersi della trama</b> e ha indotto la <b>semplificazione delle storyline principali</b> (come quella che riguarda il rapporto tra Jon e Daenerys e il temperamento di lei), costringendoci ad interpretare molto di più rispetto a ciò che eravamo abituati a fare. Non fraintendetemi, è bello che lo spettatore debba interpretare; meno bello è che egli debba <b>riempire i buchi</b> – ciò che non gli è stato spiegato a dovere – <b>con supposizioni e ragionamenti</b> che starebbe agli sceneggiatori rendere alla portata di tutti.</p>\n<p>In secondo luogo, ci sono i <b>debiti narrativi non rispettati</b> (dei quali ho già parlato in <a href=\"https://www.crearemondi.it/post/debito-narrativo\" target=\"_blank\">quest’articolo</a>). I più gravi – quelli che ho aspettato a nominare perché non avevo ancora visto l’ultimo episodio – sono sicuramente il fatto che la storyline degli Estranei e l’identità di Jon Snow (R+L=J) non abbiano influito sull’esito del filone del Trono di Spade. Mi spiego: i due elementi sopracitati non hanno influito su ciò che è successo alla fine ad Approdo del Re (il che è ancora più grave se si pensa all’importanza che si è data a questi elementi).</p>\n<p>Ci sono poi i debiti narrativi più piccoli, ma non più perdonabili, come ad esempio le lettere di Varys. Sono state inviate? Come hanno influito sulla trama?</p>\n<p>Ultimo problema sono le <b>inconsistenze di trama del finale</b>. Perché Sansa Stark dovrebbe poter rivendicare l’indipendenza del Nord, mentre Yara Greyjoy dovrebbe accettare che le Isole di Ferro continuino ad essere sotto il controllo di Approdo del Re? O ancora, perché esiste ancora l’Ordine dei Guardiani della Notte se ormai non esistono più né minacce né barriere all’estremo Nord?</p>\n<p><b>Nessuna petizione risolverà questi problemi.</b> Neanche con un milione di firme.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Il debito narrativo, la lezione di Tolkien dimenticata da Benioff e Weiss","date":"2019-05-19T17:58:06.198Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"debito-narrativo","thumbnail":"/debiti-narrazione.jpg"},"html":"<p><b><i>Per fare in modo che l'ultima stagione di </i>Game of Thrones<i> fosse all'altezza delle aspettative, agli showrunner sarebbe bastato seguire una semplice regola: tutti i debiti della narrazione vanno onorati.</i></b></p>\n<p><b>Game of Thrones</b> si conclude domani.</p>\n<p><b>Finalmente.</b></p>\n<p>Le ultime puntate dell’ottava stagione sono state <b>commentate con un’insoddisfazione generale</b> dal pubblico, dalla critica, da alcuni membri del cast e addirittura da George R. R. Martin, lo scrittore de <i>Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco</i>, che è il ciclo di libri dai quali la serie è tratta. </p>\n<p>E se un sito web come <b>Rotten Tomatoes</b> ha assegnato agli ultimi tre episodi andati in onda un punteggio del 75%, del 57% e del 47% (una disfatta senza precedenti) è evidente come la gloriosa nave <i>Game of Thrones</i>, varata in pompa magna nel 2011, stia tornando al molo nove anni dopo facendo acqua da tutte le parti. <b>E non mi si venga a dire che un fenomeno televisivo senza precedenti come quello di <i>Game of Thrones</i> non poteva che finire con l’insoddisfazione di qualcuno</b>, perché di saghe ne abbiamo ormai viste finire già più di qualcuna <b>senza che ci lasciassero un tale amaro in bocca.</b></p>\n<p>La verità è questa: <b>sarebbe stato difficile, anche impegnandosi, scontentare tutti in maniera così omogenea</b>, e i colpevoli di questa <i>débâcle</i> hanno un nome e un cognome: quello degli showrunner <b>David Benioff</b> e <b>Daniel Brett Weiss</b>, ovvero chi ha scritto le ultime stagioni.</p>\n<p>Non mi si vengano a riferire frasi fatte alla <i>the higher you go, the harder you fall</i>, perché qui <b>il problema non è stato il rischiare troppo in termini di scrittura televisiva</b>. Il problema sono state le<b> enormi mancanze e l’incuria nella scrittura delle ultime due stagioni </b>di una serie televisiva che fin ora è stata <b>la più seguita e amata di sempre</b>. Un fatto che mette molta tristezza al sottoscritto e a tutti coloro che hanno impiegato un grande investimento emotivo nei confronti del <i>Trono di Spade</i>, rendendolo materia di discussione e parte della propria vita da qualche anno a questa parte. Ormai è chiaro: noi spettatori/fan, il cast e di sicuro tutti coloro i quali hanno lavorato allo show con impegno e dedizione <b>ci meritavamo qualcosa di meglio</b>, perché <b>il finale è sempre la cosa più difficile, ma anche la cosa più importante di una storia</b>.</p>\n<p>In questo articolo vorrei soffermarmi su uno degli aspetti che hanno reso quest’ultima stagione così <b>detestabile</b>.</p>\n<p>Se avete seguito la vicenda, già sarete al corrente di alcuni buchi di trama, inesattezze e passaggi troppo affrettati che sono stati messi in luce qua e là da varie parti, ma qui vorrei parlare di altro. <b>Perché questa storia ha fatto una delle cose peggiori che possono fare le storie: ha mancato di onorare i propri “debiti narrativi”.</b> </p>\n<p>L’espressione <b>“debiti narrativi”</b> proviene da una lettera di J. R. R. Tolkien scritta nel 1957. Egli racconta come l’ultimo volume de <i>Il Signore degli Anelli</i> sia stato il più difficile da scrivere a causa dei molti debiti narrativi che aveva accumulato fino a quel momento nei due libri precedenti. Un’efficace definizione di questi “debiti narrativi” di cui parla Tolkien, ripresa dall’introduzione di una raccolta di saggi sulla trilogia di Peter Jackson<sup>1</sup>, è la seguente:</p>\n<blockquote><p><i>Scene che devono apparire più tardi nell’ordine narrativo al fine di collegarsi con promesse fatte in precedenza nella storia, riducendo il numero di punti in sospeso e di elementi irrisolti.</i></p></blockquote>\n<p>Si tratta di <b>un principio fondamentale della narrazione</b> conosciuto da tutti quelli che si occupano di storie, riassunto anche dalla famosa frase di Anton Checov:</p>\n<blockquote><p><i>Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.</i></p></blockquote>\n<p>Una regola da non trasgredire che dice, in sostanza, che <b>nell’economia di una storia ogni cosa deve esistere per assolvere a una funzione precisa</b>.</p>\n<p>Tolkien, nello scrivere il suo finale ha voluto rispettare tutti i “contratti” che aveva stipulato con il lettore, perché sapeva che <b>in una buona narrazione tutti gli elementi devono avere una propria risoluzione</b>.</p>\n<p>Per capirci, prendiamo da <i>Il Signore degli Anelli</i> degli <b>esempi di \"debiti narrativi\" che Tolkien ha onorato correttamente</b>. Ne <i>La Compagnia dell’Anello</i> Galadriel fa <b>due regali particolari a Frodo e a Sam</b> (due regali che, a differenza di quelli fatti agli altri membri della Compagnia non sono di utilità immediata). A Frodo regala una fiala d’acqua del suo specchio, al cui interno è conservata la luce della Stella di Eärendil, per le ore più buie del viaggio del Portatore, mentre a Sam regala una scatolina con la polvere di Lórien per concimare la terra della Contea, una volta tornato a casa.</p>\n<p>L’intero passaggio sarebbe, con il senno di poi, per il lettore molto insoddisfacente se questi due oggetti non si rivelassero <b>utili</b> entro la fine del racconto e se venissero in qualche modo “dimenticati” dal narratore, ma questo non succede. Prima che si concludano le pagine de <i>Il Ritorno del Re</i> si presenta il bisogno di usare entrambi gli oggetti: si servono della fiala nella buia tana di Shelob e della polvere una volta tornati nella Contea (nel frattempo resa arida dal male di Saruman). Nello scoprire che l’evento originale (il dono da parte di Galadriel) è stato necessario per la risoluzione di eventi successivi, questi debiti narrativi vengono onorati. Lo stesso avviene con la cotta di Mithril donata a Frodo da Bilbo, che gli salverà la vita.</p> \n<p><b>Ma il debito narrativo non riguarda solo gli “oggetti di scena”</b> (come la pistola di Cechov)</b>. <b>Qualsiasi elemento della narrazione, infatti, è oggetto di promessa.</b> Seguendo la stessa logica, è evidente come Aragorn dovesse impugnare ad un certo punto la spada spezzata Narsil e diventare Re, o come Gollum dovesse a un certo punto della storia rivelarsi tanto minaccioso quanto cruciale per la distruzione dell’Anello.</p>\n<p><b>Ma veniamo al nostro <i>Trono di Spade</i>.</b> Durante una serie TV di otto stagioni si fanno <b>una gran quantità di promesse</b>. Quando queste non vengono rispettate il pubblico è giustamente autorizzato a parlare di <i>plot holes</i>, buchi di sceneggiatura, o a denunciare <i>loose ends</i>, personaggi e situazioni che, alla fine, non sono serviti a nulla o non hanno rispettato le promesse fatte dalla loro propria esistenza nella narrazione. Un caso plateale in cui questo avvenne fu la serie <i>Lost</i>.<p>\n<p>Ne <i>Il Trono di Spade</i> era evidente che, a un certo punto della storia, Sandor Clegane – aka “il Mastino” - avrebbe affrontato il fratello Gregor, “la Montagna”, dopo che <b>il loro rapporto conflittuale</b> è stato messo in piedi nell’arco di tutto questo tempo. Era un debito narrativo che è stato onorato. Ci sono però, in quest'ultima stagione, delle risoluzioni che, a mio avviso, non sono state soddisfacenti rispetto alla loro preparazione.</p>\n<p>Un esempio è la <b>storyline di Varys</b>: bel personaggio tenuto in vita per otto stagioni (anche se <i>in panchina</i> per le ultime quattro) e il cui contributo, a conti fatti, è stato irrisorio (l'invio delle lettere sulla reale identità di Jon Snow non è nulla che altri personaggi non avrebbero potuto fare). La sua <i>backstory</i>, accennata in passato e mai più ripresa, ci ha lasciato solamente con delle domande. Cosa diceva la voce nel fuoco la notte in cui il futuro Ragno Tessitore fu mutilato? Non lo sappiamo.</p>\n<p>Anche la <b>risoluzione di Arya Stark</b>, che non ha avuto l'ultimo scontro con la sua nemesi Cersei (mentre ha ucciso indebitamente il Re della Notte, personaggio con il quale non aveva avuto nulla da spartire fino a quel momento) ha lasciato un <b>senso di insoddisfazione</b>. Il <b>repentino mutamento caratteriale di Daenerys</b>, poi, è stata una delle cose più difficili da digerire: affrettato, gratuito, non dovuto.</p>\n<p>Fra i motivi della <b>mancanza di equilibrio tra i debiti narrativi e le loro risoluzioni</b> ci sono probabilmente il <b>venir meno dei testi originali</b> e l’<b>accorciamento eccessivo delle ultime stagioni</b>, che avrebbero avuto bisogno di un tempo maggiore per esprimere tutto il potenziale costruito in tanti anni di lavoro. Andare incontro alla delusione dei fan era uno dei tanti finali possibili, ma non l'unico.</p>\n<p>Gli intrighi e i tradimenti sono stati da sempre uno degli elementi centrali della trama di <i>Game of Thrones</i>, ma mai avremmo aspettato che l’<b>ultimo tradimento</b> sarebbe stato fatto proprio a noi, fedeli spettatori dello show.</p>\n<p><b>Un colpo di scena.</b></p>\n<p><b>P. S.</b> Vi segnalo due contenuti particolarmente interessanti su quest’ultima stagione: gli ultimi video del canale di PSA Stitch (\"Why Season 8 of Game of Thrones Doesn't Work” <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=_KoScPK00P0\" target=\"_blank\">Part 1</a> e <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=wuiNRpeqg3A\" target=\"_blank\">Part 2</a>) e il brillante articolo di Scientific American “<a href=\"https://blogs.scientificamerican.com/observations/the-real-reason-fans-hate-the-last-season-of-game-of-thrones/\" target=\"_blank\">The Real Reason Fans Hate the Last Season of <i>Game of Thrones</i></a>”<p>\n<p><sup>1</sup> <i>Picturing Tolkien. Essays on Peter Jackson’s </i>The Lord of the Rings<i> Film Trilogy</i> a cura di Janice M. Bogstad e Philip E. Kaveny</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"1 Picturing Tolkien. Essays on Peter Jackson’s The Lord of the Rings Film Trilogy a cura di Janice M. Bogstad e Philip E. Kaveny"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Queste oscure materie: il mondo di Philip Pullman nel nuovo teaser della serie HBO","date":"2019-05-18T08:40:23.632Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"teaser-queste-oscure-materie","thumbnail":"/queste-oscure-materie.png"},"html":"<p><b><i>HBO ha rilasciato il teaser di </i>His Dark Materials<i> e le opinioni sono quasi unaninimi: finalmente avremo una degna trasposizione dei libri.</i></b></p>\n<p>Dopo il film <i>La bussola d'oro</i>,  prodotto dalla New Line Cinema nel 2007, HBO riprova a portare il mondo di Philip Pullman in una serie TV. Il film, infatti, nonostante la buona accoglienza di pubblico e il Premio Oscar per i migliori effetti speciali, non era mai stato seguito dalla trasposizione dei due romanzi successivi.</p>\n<p>L'adattamento del primo romanzo della trilogia di <i>Queste oscure materie</i>, in quegli anni di inizio della crisi economica, non fu l'unico fantasy che rimase in sospeso: anche l'adattamento di <i>Eragon</i> del 2006, infatti, rimase senza seguito. Personalmente, però, sono molto contento che a questa trilogia di romanzi venga data una seconda chance di trasposizione, oltretutto in una serie TV di HBO (che ci ha abitutato in questi anni a dei veri successi, come <i>Game of Thrones</i> e <i>Westworld</i>). Il trailer lascia presagire delle atmosfere meno sognanti e più tenebrose rispetto all'adattamento del 2007. Materie <i>molto più che oscure</i>.\n<p>Non vedo l'ora di metterci gli occhi.</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/0Qz8L4KaTss\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"The Journey of the Iron Throne","date":"2019-05-15T17:05:17.912Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"iron-throne","thumbnail":"/schemino_got.jpg"},"html":"<p><b><i>Dal </i>Ciclo di Avalon<i> alla ricetta della Burrobirra: tutto quanto può essere spiegato con uno schemino.</i></b></p>\n<p>In attesa del <i>series finale</i> di lunedì, lo #schemino di questo mese è dedicato a tutti coloro che si sono seduti sullo \"scomodo sedile\" dall'inizio de <i>Il Trono di Spade</i>. Chi si siederà sullo scranno dei Sette Regni la prossima settimana?</p>\n<p><img src=\"/schemino_got.jpg\" alt=\"infografica-game-of-thrones\"></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"infografica-game-of-thrones"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Game of Thrones 8x05 - \"The Bells\". La caduta di una regina","date":"2019-05-14T07:56:02.756Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"game-of-thrones-8x05","thumbnail":"/got-8x05.jpg"},"html":"<p><b><i>Con l'ultima puntata de </i>Il Trono di Spade<i> è iniziato il series finale. A prescindere da chi sarà, alla fine, il regnante dei Sette Regni, già si intravede quella che è la parabola dell'intera serie: la caduta.</p></b></i>\n<p><b>SPOILER ALERT</b></p>\n<p>Quando a John Ronald Reuel Tolkien chiedevano quale fosse il senso della sua opera magna, di <i>cosa</i> parlasse in realtà <i>Il Signore degli Anelli</i>, egli rispondeva che non si trattava del racconto della soggezione nei confronti del potere da parte dell'uomo, ma piuttosto di un racconto sul rapporto dell'uomo con il concetto di mortalità. Questo è, per lo meno, ciò che ricordo dalla lettura delle sue lettere. Potrei essere più specifico, o corretto, se mi mettessi a sfogliarle, ma non è qui che voglio andare a parare. Voglio dire, invece, di quanto sia importante <b>raccogliere il senso di un'opera in un unico concetto</b>, se si vuol dare ad essa un significato importante che vada al di là della sua trama. È un esercizio a volte difficile, ma importante: prendete un film, una serie tv, un libro che avete letto e provate a racchiuderne il senso in un unico concetto. Ad esempio, una volta ho riflettuto su quale fosse il senso di <i>Lost</i> e trovai che non parlava solo di gente sperduta su un'isola (anche se quelli erano gli elementi della trama), ma di redenzione personale. È come parlare di forma e sostanza.</p>\n<p>Così, potremmo dire che <i>Il Trono di Spade</i> non è solamente la storia della lotta tra le varie Case del continente di Westeros per la conquista del Trono di Spade. O meglio, questo è l'intreccio de <i>Il Trono di Spade</i>, ma noi interessa che cosa vuole raccontare il grande quadro. È vero che tutte le storie, avendo a che fare con l'umanità, contengono in diversa misure gli stessi elementi, ma c'è sempre qualcosa che raccoglie il senso di tutto. Per me, <i>Il Trono di Spade</i> è <b>il racconto sulla <i>caduta</i></b>.</p>\n<p>E che lo sia, a mio avviso, è diventato particolarmente <b>evidente nell'ultimo episodio</b>, <i>Le campane</i>, che ha gettato una nuova luce su tutti gli altri episodi della serie. Nel volgere alla pazzia di Daenerys c'è un <b>mix letale di tanti elementi</b>: l'odio nei confronti di Cersei, il desiderio di ottenere ciò che crede essere suo di diritto (Il Trono di Spade), uniti alla delusione, al terrore e all'assenza di uno scopo nella sua storia personale che la rivelazione della vera identità di Jon Snow le ha portato. Una volta che Daenerys è stata abbandonata da tutti coloro i quali la tenevano aggrappata alla sua umanità (Missandei e Jorah) e privata dell'amore di Jon, le è rimasto il cieco ideale che aveva tra le mani: la liberazione dal continente di Westeros dalla tirrannia <i>altrui</i>. Non che non fosse intuibile da tanti piccoli indizi nel corso delle otto stagioni, ma ora è chiarissimo: il gene della pazzia Targaryen in Daenerys non è una variante <i>recessiva</i>, ma <i>dominante</i>, e ora sarà compito degli assennati destituirla.</p>\n<p>In questa puntata, che ha giocato come tutte le buone narrazioni sulla <b>tensione</b> e sul <b>rilassamento</b>, abbiamo assistito quindi alla <b>caduta di due regine</b>: da una parte quella \"giusta\" di Cersei, spogliata di ogni difesa e annientata, dall'altra quella \"bruciante\" (per il Fandom) di Daenerys, personaggio che nella sua rovina è ancora più miserabile. La sua caduta, infatti - come quella di Anakin Skywalker nella trilogia prequel di <i>Star Wars</i> - è la <b>caduta di un eroe</b>. Tutto ciò, in una stagione che, a mio avviso, presenta un particolare problema: l'<b>eccessiva affrettatezza di alcune dinamiche</b> (come quella tra Jon e Daenerys), <b>ostacolo principale alla buona riuscita del pathos</b> che, a questo punto, sarebbe necessario.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"L'araldica nel fantasy","date":"2019-05-12T14:51:28.345Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"araldica-fantasy","thumbnail":"/araldi-fantasy.jpg"},"html":"<p><b><i>Nei fantasy con ambientazione medievale, da </i>Il Signore degli Anelli<i> a </i>Harry Potter<i> passando per </i>Il Trono di Spade<i>, in cui sono un elemento centrale dell’universo, l’utilizzo degli stemmi araldici è molto frequente.</i></b></p>\n<p>Se ci sono branche di studi che mi hanno sempre affascinato, sono quelle che, in generale, si occupano di catalogare e ordinare gli elementi. Tra queste, in particolare, ce ne è una all’interno della quale sarei in grado di perdermi per ore: l’<b>araldica</b>. Se non lo sapete, si tratta dello <b>studio degli stemmi</b>, ovvero quegli elementi grafici utilizzati per identificare una persona, una famiglia, un gruppo di persone o un’istituzione. L’araldica si è sviluppata in Europa nel medioevo ed è stata utilizzata principalmente dall’aristocrazia e dal clero, che <b>adottavano simboli di riconoscimento per distinguersi dagli altri</b> (come oggi fanno i brand utilizzando i marchi o i loghi).</p>\n<p>L’araldo, o stemma, era composto da vari elementi. Innanzitutto c’era lo scudo, che di solito ne era il supporto e poteva avere varie forme; su di esso, poi, erano disposti dei disegni (in gergo chiamati <i>carichi</i>) organizzati su una campitura di colore unica o a varie partizioni. <b>Ogni elemento dell’araldo</b>, che sia astratto o figurativo, così come avviene con il logo moderno, <b>aveva un determinato significato simbolico ed era legato alla storia del gruppo o della persona che voleva raffigurare, oppure ne descriveva una particolare qualità.</b> L’araldo poteva essere accompagnato, quindi, da un determinato <b>motto</b>, che aveva la stessa funzione. </p>\n<p><b>Il fantasy, in quanto a genere che spesso propone il medioevo come ambientazione, fa largo uso di questi stemmi.</b> Sono diventati, in alcuni casi, elementi portanti di determinati immaginari. In questo articolo daremo un occhiata all’utilizzo di stemmi all’interno di tre opere fantasy tra le più conosciute: <i>Il Signore degli Anelli</i>, </i>Harry Potter</i> e <i>Il Trono di Spade</i>.</p>\n<p><b>Il Signore degli Anelli</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_1.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi fantasy\"></p>\n<p><b>Nella Terra di Mezzo l’araldica è un elemento importante.</b> Tolkien, infatti, non aveva curato solo gli aspetti linguistici del suo <i>epic fantasy</i>, ma aveva anche realizzato di proprio pugno i caratteri degli alfabeti (runici ed elfici) e alcune delle illustrazioni, giudicando importante l’accompagnamento del testo con immagini e disegni. Nel suo mondo, di ispirazione celtica e medievale, le varie fazioni sono dotate di stemmi propri, impressi sulle armature e ricamati sugli stendardi, che aiutano l’identificazione della provenienza. In figura vediamo lo stemma di Gondor (1), ovvero l’albero bianco sormontato dalla corona del Re e dalle sette stelle a cinque punte (i palantir), lo stemma di Rohan (2), regno abitato dai Rohirrim, “Signori dei Cavalli” e infine lo stemma di Sauron (3), ovvero l’occhio della torre di Barad-dûr, e la mano bianca (4), emblema di Saruman e delle forze di Isengard.</p>\n<p><b>Harry Potter</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_2.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi-fantasy\"></p>\n<p>Anche se Harry Potter non ha un’ambientazione medievale, ma è ambientato negli anni Novanta del secolo scorso, nel ciclo di film (e di libri) ci sono molti stemmi. Per lo più questi sono di provenienza medievale (nella finzione del libro, l’anno di costruzione della scuola di magia e stregoneria Hogwarts è il 993 d.C.) o comunque molto antica. <b>Gli stemmi in <i>Harry Potter</i> sono quanto di più fantasioso</b>: in figura lo stemma di Hogwarts (5), con il suo motto “Draco dormiens nunquam titillandus” (in latino “non stuzzicare il drago che dorme”) e gli stemmi delle cinque casate (6-9) hanno raffigurati degli animali. Anche le altre scuole presenti nel libro hanno i propri stemmi: in quello di Beauxbatons (10) ci sono due bacchette d’oro messa l’una sull’altra, ognuna delle quali spara tre stelle, mentre in quello di Durmstang (11) è rappresentata l’aquila a due teste.</p>\n<p><b>Le famiglie di origine nobile presenti nel libro hanno anch’esse uno stemma.</b> Nello stemma della famiglia Black (12), ad esempio, sono presenti tre corvi e una mano che impugna una bacchetta. Il loro motto, “Toujours Pur”, significa “sempre puri” e fa riferimento alle origini purosangue della famiglia.</p>\n<p><b>Il Trono di Spade</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_3.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi-fantasy\"></p>\n<p><b>Nel <i>Trono di Spade</i> gli stemmi di famiglia sono uno degli elementi più importanti della narrazione</b>: nel romanzo sono innumerevoli, mentre, nella serie, quelli principali sono almeno dieci. <b>Sono corredati da un motto e rappresentano l’animale o l’elemento simbolo della famiglia</b>, come il metalupo grigio su sfondo bianco nel caso degli Stark (13), il leone dorato nel caso dei Lannister (14) o il drago a tre teste nel caso dei Targaryen (15). Inoltre, <b>possono essere soggetti a rivisitazioni</b>, come nel caso del marchio di Jon Snow che, essendo un figlio illegittimo, ha lo stemma degli Stark con i colori dello sfondo e del metalupo invertiti, o lo stemma di Stannis Baratheon (16) che rivisita lo stemma di casa Baratheon aggiungendo un cuore infuocato (simbolo della venerazione nei confronti del Signore della Luce) allo stemma originale del cervo con la corona.</p>\n<p>Altrettanto interessante sarebbe, poi, <b>analizzare non solo quanto l’araldica sia entrata nel fantasy</b>, ma <b>quanto il fantasy sia entrato nell’araldica del nostro passato</b>. È proprio dall’araldica medievale, infatti, che ci sono giunte molte delle rappresentazioni degli animali fantastici e mitologici che conosciamo oggi, come il drago, l’unicorno e il grifone.<p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"Il Signore degli Anelli araldi-fantasy Harry Potter araldi-fantasy Il Trono di Spade araldi-fantasy"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Game of Thrones 8x04 – “The Last of the Starks”","date":"2019-05-07T08:37:14.181Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"game-of-thrones-8x04","thumbnail":"/got-8x04.jpg"},"html":"<p><b><i>Con gli Estranei ormai annientati, la nuova puntata del Trono di Spade ha nuovamente diviso il pubblico, tra chi ha apprezzato la sceneggiatura e chi ne ha criticato le incongruenze. Dopo molte puntate, però, è evidente il ritorno dell’intrigo politico, che tanto ci era mancato.</i></b></p><p><b>SPOILER ALERT</b></p><p>La prima scena della 8x04 ci riporta a Winterfell, esattamente al punto in cui avevamo lasciato i personaggi alla fine della 8x03: la battaglia è vinta e ai vincitori non resta altro da fare che onorare i caduti con una giusta sepoltura (o un giusto rogo, in questo caso) e dare avvio ai brindisi e ai festeggiamenti di rito. Ma la guerra viene a portar via sempre qualcosa anche ai vincitori, ed è evidente come, al mattino del giorno seguente la battaglia, qualcosa sia stato portato via da ciascuno dei superstiti. Jon accende la pira di Lyanna Mormont (la giovane Lady di straordinaria forza che, forse non senza significato, ha portato in vita il nome di sua madre, e che per prima al nord gli ha restituito fiducia), Sansa quella di Theon (forse l’unico uomo che sia andato oltre le sue forze per proteggerla), Samwell quella di Edd l’Addolorato (amico e fratello dei Guardiani della Notte) e Daenerys quella del suo fidato Jorah Mormont, sussurrandogli parole delle quali, per ora, non conosceremo il significato.</p><p>Le forze militari di Winterfell sono dimezzate, ma di questo i protagonisti possono dimenticarsi per almeno un’unica, pazza notte, all’insegna del vino dorniano “scuro come il sangue e dolce come la vendetta”(e anche un caffè di Starbucks, per non farci mancare niente). Tra i drinking game finiti male e le avances, la nomina a lord di Capo Tempesta di Gendry e la supplica a Jon Snow di non dire a nessuno delle sue origini confermano Daenerys come una Sovrana dei Sette Regni che ora ha un estremo bisogno di essere legittimata, con una forte brama di ottenere il Trono di Spade (eh sì, ci avviciniamo sempre di più all’identikit del perfetto tiranno).</p><p><b>Niente da fare per la povera Targaryen.</b> Disfatta numero uno: nonostante tutto l’amore (sicuramente non condizionato) che Dany ha dichiarato per Jon, il segreto sulla sua reale identità di Aegon Targaryen diventa il segreto di Pulcinella, e entro la fine della puntata lo sanno in otto (di cui uno, Varys, era Maestro dei Sussurri: la tua popolarità è praticamente finita Daenerys tesoro). Disfatta numero due: Le abilità politiche e militari di Daenerys scarseggiano e le sue mosse avventate (e disperate) le costano la perdita in contemporanea di un altro drago e della sua consigliera Missandei a causa di Euron.</p><p>Se quando era nel continente di Essos le cose per lei andavano a gonfie vele, sembra che il continente di Westeros le stia dando solo dispiaceri. Daenerys, sempre più sola e sempre più imbronciata, è sempre più simile a Cersei, in una stagione che sta giocando molto con le simmetrie dei personaggi e delle situazioni.</p><p>Una cosa, per lei, è certa. Al gioco del trono si vince o si muore, ma se perdi l’approvazione di Varys (ne converrete, uno degli strateghi più brillanti di tutta la serie) sei probabilmente fottuta.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}}]}},"pageContext":{"pageNumber":1,"humanPageNumber":2,"skip":8,"limit":8,"numberOfPages":4,"previousPagePath":"/archivio","nextPagePath":"/archivio/3"}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}