{"componentChunkName":"component---src-templates-blog-post-js","path":"/post/debito-narrativo","result":{"data":{"article":{"totalCount":1,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"Il debito narrativo, la lezione di Tolkien dimenticata da Benioff e Weiss","date":"2019-05-19T17:58:06.198Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"debito-narrativo","tags":[{"frontmatter":{"name":"narrazione","label":"Narrazione"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"il-signore-degli-anelli","label":"Il Signore degli Anelli"}},{"frontmatter":{"name":"game-of-thrones","label":"Game of Thrones"}},{"frontmatter":{"name":"il-trono-di-spade","label":"Il Trono di Spade"}},{"frontmatter":{"name":"jrr-tolkien","label":"J.R.R.Tolkien"}},{"frontmatter":{"name":"serie-tv","label":"Serie tv"}}],"thumbnail":"/debiti-narrazione.jpg","banner":"/debiti-narrazione.jpg"},"html":"<p><b><i>Per fare in modo che l'ultima stagione di </i>Game of Thrones<i> fosse all'altezza delle aspettative, agli showrunner sarebbe bastato seguire una semplice regola: tutti i debiti della narrazione vanno onorati.</i></b></p>\n<p><b>Game of Thrones</b> si conclude domani.</p>\n<p><b>Finalmente.</b></p>\n<p>Le ultime puntate dell’ottava stagione sono state <b>commentate con un’insoddisfazione generale</b> dal pubblico, dalla critica, da alcuni membri del cast e addirittura da George R. R. Martin, lo scrittore de <i>Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco</i>, che è il ciclo di libri dai quali la serie è tratta. </p>\n<p>E se un sito web come <b>Rotten Tomatoes</b> ha assegnato agli ultimi tre episodi andati in onda un punteggio del 75%, del 57% e del 47% (una disfatta senza precedenti) è evidente come la gloriosa nave <i>Game of Thrones</i>, varata in pompa magna nel 2011, stia tornando al molo nove anni dopo facendo acqua da tutte le parti. <b>E non mi si venga a dire che un fenomeno televisivo senza precedenti come quello di <i>Game of Thrones</i> non poteva che finire con l’insoddisfazione di qualcuno</b>, perché di saghe ne abbiamo ormai viste finire già più di qualcuna <b>senza che ci lasciassero un tale amaro in bocca.</b></p>\n<p>La verità è questa: <b>sarebbe stato difficile, anche impegnandosi, scontentare tutti in maniera così omogenea</b>, e i colpevoli di questa <i>débâcle</i> hanno un nome e un cognome: quello degli showrunner <b>David Benioff</b> e <b>Daniel Brett Weiss</b>, ovvero chi ha scritto le ultime stagioni.</p>\n<p>Non mi si vengano a riferire frasi fatte alla <i>the higher you go, the harder you fall</i>, perché qui <b>il problema non è stato il rischiare troppo in termini di scrittura televisiva</b>. Il problema sono state le<b> enormi mancanze e l’incuria nella scrittura delle ultime due stagioni </b>di una serie televisiva che fin ora è stata <b>la più seguita e amata di sempre</b>. Un fatto che mette molta tristezza al sottoscritto e a tutti coloro che hanno impiegato un grande investimento emotivo nei confronti del <i>Trono di Spade</i>, rendendolo materia di discussione e parte della propria vita da qualche anno a questa parte. Ormai è chiaro: noi spettatori/fan, il cast e di sicuro tutti coloro i quali hanno lavorato allo show con impegno e dedizione <b>ci meritavamo qualcosa di meglio</b>, perché <b>il finale è sempre la cosa più difficile, ma anche la cosa più importante di una storia</b>.</p>\n<p>In questo articolo vorrei soffermarmi su uno degli aspetti che hanno reso quest’ultima stagione così <b>detestabile</b>.</p>\n<p>Se avete seguito la vicenda, già sarete al corrente di alcuni buchi di trama, inesattezze e passaggi troppo affrettati che sono stati messi in luce qua e là da varie parti, ma qui vorrei parlare di altro. <b>Perché questa storia ha fatto una delle cose peggiori che possono fare le storie: ha mancato di onorare i propri “debiti narrativi”.</b> </p>\n<p>L’espressione <b>“debiti narrativi”</b> proviene da una lettera di J. R. R. Tolkien scritta nel 1957. Egli racconta come l’ultimo volume de <i>Il Signore degli Anelli</i> sia stato il più difficile da scrivere a causa dei molti debiti narrativi che aveva accumulato fino a quel momento nei due libri precedenti. Un’efficace definizione di questi “debiti narrativi” di cui parla Tolkien, ripresa dall’introduzione di una raccolta di saggi sulla trilogia di Peter Jackson<sup>1</sup>, è la seguente:</p>\n<blockquote><p><i>Scene che devono apparire più tardi nell’ordine narrativo al fine di collegarsi con promesse fatte in precedenza nella storia, riducendo il numero di punti in sospeso e di elementi irrisolti.</i></p></blockquote>\n<p>Si tratta di <b>un principio fondamentale della narrazione</b> conosciuto da tutti quelli che si occupano di storie, riassunto anche dalla famosa frase di Anton Checov:</p>\n<blockquote><p><i>Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.</i></p></blockquote>\n<p>Una regola da non trasgredire che dice, in sostanza, che <b>nell’economia di una storia ogni cosa deve esistere per assolvere a una funzione precisa</b>.</p>\n<p>Tolkien, nello scrivere il suo finale ha voluto rispettare tutti i “contratti” che aveva stipulato con il lettore, perché sapeva che <b>in una buona narrazione tutti gli elementi devono avere una propria risoluzione</b>.</p>\n<p>Per capirci, prendiamo da <i>Il Signore degli Anelli</i> degli <b>esempi di \"debiti narrativi\" che Tolkien ha onorato correttamente</b>. Ne <i>La Compagnia dell’Anello</i> Galadriel fa <b>due regali particolari a Frodo e a Sam</b> (due regali che, a differenza di quelli fatti agli altri membri della Compagnia non sono di utilità immediata). A Frodo regala una fiala d’acqua del suo specchio, al cui interno è conservata la luce della Stella di Eärendil, per le ore più buie del viaggio del Portatore, mentre a Sam regala una scatolina con la polvere di Lórien per concimare la terra della Contea, una volta tornato a casa.</p>\n<p>L’intero passaggio sarebbe, con il senno di poi, per il lettore molto insoddisfacente se questi due oggetti non si rivelassero <b>utili</b> entro la fine del racconto e se venissero in qualche modo “dimenticati” dal narratore, ma questo non succede. Prima che si concludano le pagine de <i>Il Ritorno del Re</i> si presenta il bisogno di usare entrambi gli oggetti: si servono della fiala nella buia tana di Shelob e della polvere una volta tornati nella Contea (nel frattempo resa arida dal male di Saruman). Nello scoprire che l’evento originale (il dono da parte di Galadriel) è stato necessario per la risoluzione di eventi successivi, questi debiti narrativi vengono onorati. Lo stesso avviene con la cotta di Mithril donata a Frodo da Bilbo, che gli salverà la vita.</p> \n<p><b>Ma il debito narrativo non riguarda solo gli “oggetti di scena”</b> (come la pistola di Cechov)</b>. <b>Qualsiasi elemento della narrazione, infatti, è oggetto di promessa.</b> Seguendo la stessa logica, è evidente come Aragorn dovesse impugnare ad un certo punto la spada spezzata Narsil e diventare Re, o come Gollum dovesse a un certo punto della storia rivelarsi tanto minaccioso quanto cruciale per la distruzione dell’Anello.</p>\n<p><b>Ma veniamo al nostro <i>Trono di Spade</i>.</b> Durante una serie TV di otto stagioni si fanno <b>una gran quantità di promesse</b>. Quando queste non vengono rispettate il pubblico è giustamente autorizzato a parlare di <i>plot holes</i>, buchi di sceneggiatura, o a denunciare <i>loose ends</i>, personaggi e situazioni che, alla fine, non sono serviti a nulla o non hanno rispettato le promesse fatte dalla loro propria esistenza nella narrazione. Un caso plateale in cui questo avvenne fu la serie <i>Lost</i>.<p>\n<p>Ne <i>Il Trono di Spade</i> era evidente che, a un certo punto della storia, Sandor Clegane – aka “il Mastino” - avrebbe affrontato il fratello Gregor, “la Montagna”, dopo che <b>il loro rapporto conflittuale</b> è stato messo in piedi nell’arco di tutto questo tempo. Era un debito narrativo che è stato onorato. Ci sono però, in quest'ultima stagione, delle risoluzioni che, a mio avviso, non sono state soddisfacenti rispetto alla loro preparazione.</p>\n<p>Un esempio è la <b>storyline di Varys</b>: bel personaggio tenuto in vita per otto stagioni (anche se <i>in panchina</i> per le ultime quattro) e il cui contributo, a conti fatti, è stato irrisorio (l'invio delle lettere sulla reale identità di Jon Snow non è nulla che altri personaggi non avrebbero potuto fare). La sua <i>backstory</i>, accennata in passato e mai più ripresa, ci ha lasciato solamente con delle domande. Cosa diceva la voce nel fuoco la notte in cui il futuro Ragno Tessitore fu mutilato? Non lo sappiamo.</p>\n<p>Anche la <b>risoluzione di Arya Stark</b>, che non ha avuto l'ultimo scontro con la sua nemesi Cersei (mentre ha ucciso indebitamente il Re della Notte, personaggio con il quale non aveva avuto nulla da spartire fino a quel momento) ha lasciato un <b>senso di insoddisfazione</b>. Il <b>repentino mutamento caratteriale di Daenerys</b>, poi, è stata una delle cose più difficili da digerire: affrettato, gratuito, non dovuto.</p>\n<p>Fra i motivi della <b>mancanza di equilibrio tra i debiti narrativi e le loro risoluzioni</b> ci sono probabilmente il <b>venir meno dei testi originali</b> e l’<b>accorciamento eccessivo delle ultime stagioni</b>, che avrebbero avuto bisogno di un tempo maggiore per esprimere tutto il potenziale costruito in tanti anni di lavoro. Andare incontro alla delusione dei fan era uno dei tanti finali possibili, ma non l'unico.</p>\n<p>Gli intrighi e i tradimenti sono stati da sempre uno degli elementi centrali della trama di <i>Game of Thrones</i>, ma mai avremmo aspettato che l’<b>ultimo tradimento</b> sarebbe stato fatto proprio a noi, fedeli spettatori dello show.</p>\n<p><b>Un colpo di scena.</b></p>\n<p><b>P. S.</b> Vi segnalo due contenuti particolarmente interessanti su quest’ultima stagione: gli ultimi video del canale di PSA Stitch (\"Why Season 8 of Game of Thrones Doesn't Work” <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=_KoScPK00P0\" target=\"_blank\">Part 1</a> e <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=wuiNRpeqg3A\" target=\"_blank\">Part 2</a>) e il brillante articolo di Scientific American “<a href=\"https://blogs.scientificamerican.com/observations/the-real-reason-fans-hate-the-last-season-of-game-of-thrones/\" target=\"_blank\">The Real Reason Fans Hate the Last Season of <i>Game of Thrones</i></a>”<p>\n<p><sup>1</sup> <i>Picturing Tolkien. Essays on Peter Jackson’s </i>The Lord of the Rings<i> Film Trilogy</i> a cura di Janice M. Bogstad e Philip E. Kaveny</p>"}}]},"others":{"totalCount":27,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"Black Phone: un'escape room spietata nell'ultima fatica di Derrickson","date":"2022-07-04T05:47:05.182Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"black-phone","thumbnail":"/black-phone-recensione.png","banner":"/black-phone-recensione.png"},"html":"<h3><strong><em>Sulle orme di un grande Maestro, il nuovo horror di Scott Derrickson strizza l’occhio agli amanti degli enigmi e unisce generi vecchi e nuovi.</em></strong></h3>\n<p>Nel 1978, il sobborgo della città di Denver è sconvolto da una serie di sparizioni ad opera del \"Rapace\", un feroce serial killer che sceglie le sue vittime tra i bambini della scuola locale. Tra le grinfie del pericoloso assassino cade anche il giovane e intelligente Finney Shaw (Mason Thames), che vive con la sua famiglia nella ridente città del Colorado e che, nonostante le minacce dell'alcolizzato e violento padre e le continue vessazioni dei bulli della scuola, non ha mai imparato a difendersi da solo. All’interno dell’inospitale seminterrato, Finney si troverà alle prese con un male incomprensibile e un misterioso telefono nero che, in modo del tutto inspiegabile, lo metterà in contatto con i bambini imprigionati prima di lui, dandogli un’unica, preziosa occasione di salvezza. </p>\n<p>Sono queste le premesse di Black Phone, l'ultimo film di Scott Derrickson tratto dal racconto di Joe Hill, scrittore e fumettista statunitense figlio d’arte nientepopodimeno che del Re del Brivido stesso: Stephen King. Un film che, nonostante alcune imperfezioni, non manca di regalare un’ora e mezza di sana tensione allo spettatore, dimostrandosi all’altezza delle aspettative.</p>\n<h2>Tale padre, tale figlio</h2>\n<p>Quando sei il figlio di Stephen King e decidi di fare del racconto la tua professione corri il rischio di rimanere sotto l’ombra di un padre dal nome ingombrante, nel tentativo di colmare un’impronta troppo grande per essere colmata. Non è questo quello che è successo a Joe Hill, pseudonimo di Joseph Hillström King. </p>\n<p>Lo scrittore, che ha sfidato la fama del padre utilizzando uno pseudonimo slegato al nome di famiglia, ha accumulato negli anni numerosi successi sia in campo letterario che attraverso mezzi espressivi tutti suoi. Sua è la penna, ad esempio, che si trova dietro a Locke &#x26; Key, fortunata serie comics portata alla ribalta dall’omonima serie di Netflix giunta alla seconda stagione, o ancora dietro alcune delle serie di Hill House Comics, l’etichetta horror di DC Comics di cui è curatore.</p>\n<p>Ma è nel racconto The Black Phone che Joe Hill percorre maggiormente il solco dell’eredità paterna. E lo fa non solo scrivendo una storia legata al mondo dell’orrore e del fantastico, ma misurandosi con temi squisitamente tratti dal repertorio paterno. </p>\n<p>Come nelle storie di King, in The Black Phone si parla di una minaccia concreta, un male che - come in ogni favola oscura - prende di mira i bambini. Si parla, però, anche di un mondo adulto inadeguato, fatto di adulti alieni, incapaci di dialogare in maniera paritaria e fruttuosa con tutti i bambini, a partire dal proprio bambino interiore. Come spesso accade in queste storie, la risoluzione della vicenda è legata proprio nella rivincita dei bambini nei confronti del mondo adulto.</p>\n<p>In questo senso, troviamo forti somiglianze con il romanzo It, uno dei romanzi più celebri del Re, e con il racconto Il Corpo, dal quale è stato tratto il film Stand By Me. Si tratta di storie nelle quali svolgono un ruolo di primo piano la solidarietà e l’amicizia, valori inestimabilii che esistono in una dimensione puramente infantile e che scompaiono progressivamente una volta avviata la delicata fase della trasformazione verso l’età adulta.</p>\n<p>Come in questi racconti di Stephen King, in Black Phone troviamo un mondo interno situato entro i confini di una cerchia ristretta di bambini e ragazzi. In questo mondo resistono empatia e senso di comunità, mentre nel mondo esterno, minaccioso, questi valori sono perduti per sempre e predominano l’individualismo e la prevaricazione, personificati di volta in volta dal cattivo di turno.</p>\n<h2>Un “rapace” al massimo della sua forza</h2>\n<p>Il cattivo di turno, appunto. In questa pellicola è il Rapace, un rapitore enigmatico che, come molti altri criminali, si fa agente del caos seguendo un set di regole predefinite: un pattern, come direbbero i criminologi, un nuovo regolamento che prende il posto delle norme sociali.</p>\n<p>Anche se di questo villain sappiamo ben poco e nulla ci viene detto rispetto alla sua storia e alle sue motivazioni, guardando il film la domanda che ci sorge spontanea è soprattutto una: si può caratterizzare un villain senza l’utilizzo delle espressioni del viso? Se ti chiami Eithan Hawke, la risposta è sì. L’attore - che ha già lavorato con Scott Derrickson in “Sinister”, apprezzatissimo horror del 2012 - riesce a dare vita a un personaggio iconico pur rimanendo per gran parte del film dietro la bellissima quanto terrificante maschera del Rapace.</p>\n<p>Eithan Hawke è l’attore giusto. Non solo perché il suo cognome ricorda curiosamente il termine inglese che identifica il falco, uccello rapace per eccellenza, a suggellare una connessione quasi mistica con il suo personaggio (almeno nell’adattamento italiano), ma perché riesce, facendo utilizzo della sola voce e dell’espressività corporea, a trasmettere con efficacia tuttò ciò che serve. Riesce, perfino, a far emergere quel pizzico di follia e quindi imprevedibilità che è in grado di renderlo minaccioso agli occhi del piccolo Finney, e perciò anche ai nostri.</p>\n<p>Ancora di più. Così come avviene in tanti altri film del genere, l’assenza totale o parziale del volto dell’antagonista amplifica il senso di inquietudine. Non siamo in grado di attribuire alcuna umanità, e quindi debolezza, a ciò di cui non vediamo il volto. Non è un caso, infatti, che la maschera del Rapace si sfili proprio nel momento in cui egli è più vulnerabile, in cui la paura ha avuto la meglio e la situazione è ormai fuori controllo.</p>\n<h2>Un seminterrato affollato, una città deserta</h2>\n<p>La fortuna di Black Phone si deve certamente, anche alla diffusione dei prodotti di tipo “Escape Room”. Da genere videoludico, infatti, l’escape room si è diffuso oggi attraverso diversi mezzi narrativi e ha dato vita a diverse produzioni di successo, delle quali l’horror “Escape Room”, del 2019, è solo la manifestazione più eclatante.</p>\n<p>Così come, a partire da Edgar Allan Poe, passando per Agatha Christie e il Detective Conan, per oltre un secolo ci siamo divertiti con i gialli della camera chiusa, risolvendo misteri impossibili, oggi è l’escape room che va per la maggiore, genere diverso ma non meno ingegnoso. Nella escape room, ad essere impossibile non è l’omicidio, ma l’uscita, e in Black Phone, che è un perfetto esponente del genere, tutti i pezzi si incastrano alla perfezione.</p>\n<p>E se questa “compiutezza” di trama è uno dei maggiori punti di forza della pellicola, che darà gran piacere agli amanti degli enigmi, il maggior punto di debolezza è da ricercare fuori dall’escape room, nelle strade desolate e nelle case di Denver, dove regna invece una maggiore inconcludenza.</p>\n<p>Un seminterrato pieno, una città vuota. Nessuna delle trame che ci vengono presentate al di fuori della stanza - a partire dalle vicende della sorellina-prodigio Gwen (Madeleine McGraw) fino ad arrivare a quella del fratello-investigatore del Rapace (James Ransone) - aggiunge qualcosa di concreto alla trama, né contribuisce alla sua risoluzione.  L’interruzione delle vicende di Finney in favore di questi personaggi finisce per smorzare la tensione e diluire troppo le parti di trama che hanno maggior potenziale.</p>\n<p>Un vero peccato: lo stesso tempo di pellicola poteva essere utilizzato per fornire maggiori elementi di contesto, magari una backstory dell’antagonista o qualche dettaglio in più sulla storia familiare di Finney, a tutto vantaggio della solidità alla storia.</p>\n<h2>Concusioni</h2>\n<p>Pur ricordando, a più riprese, altre pellicole del genere, Black Phone non stenta a trovare la propria unicità. L’originalità dell’idea di partenza, l’accurata messa in scena e un casting particolarmente ispirato fanno di questa pellicola un prodotto eccellente, che vi terrà con il fiato sospeso e rievocherà, a tratti, paure dell’infanzia mai sopite.</p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Tutti gli scrittori maledetti di Stephen King","date":"2021-04-11T15:01:19.127Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"tutti-gli-scrittori-maledetti-di-stephen-king","thumbnail":"/johnny-depp-secret-window.png","banner":"/johnny-depp-secret-window.png"},"html":"<p><strong><em>Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il mestiere di scrivere.</em></strong></p>\n<p><em>N.B. Nel rispetto di tutti i lettori, e in particolare di quelli che sono in cerca di nuovi romanzi da leggere o film da vedere, ho cercato di mantenere questo articolo il più possibile</em> spoiler-free<em>.</em></p>\n<p><strong>Stephen King</strong> è il più celebre autore di letteratura horror di sempre. Ha dato alla luce <strong>più di 50 romanzi e 400 racconti</strong>, raccogliendo un enorme successo popolare, e la fama dei suoi libri, condizionata anche dalle innumerevoli trasposizioni di cui sono stati oggetto, si deve soprattutto alla sua capacità di raccontare con profondità le diverse condizioni umane e di costruire personaggi indimenticabili. Nonostante egli sia un grande appassionato di cinema, musica e televisione, il suo mezzo espressivo d’elezione - manco a dirlo- è <strong>la scrittura</strong>, con la quale egli ha costruito il suo vastissimo immaginario e realizzato il suo successo lavorativo.</p>\n<p>Ciò detto, non stupisce che, all’interno dei suoi romanzi, lo scrivere sia divenuto, a più riprese, oltre che medium, anche oggetto della narrazione: <strong>raccontare <em>lo scrivere</em> attraverso <em>la scrittura</em></strong>. In alcuni dei suoi romanzi più fortunati, infatti, il protagonista si trova proprio alle prese con la scrittura, e in particolare con la scrittura di romanzi. Come se l’attività maggiormente riuscita di Stephen King - o la più necessaria - fosse <strong>raccontare sé stesso e le varie declinazioni del proprio lavoro</strong>, sovrapponendo i suoi pensieri e i suoi timori  a quelli dei personaggi; realizzando, così, <strong>la più necessaria delle empatie, ovvero quella che uno scrittore deve riservare alle proprie creature</strong>.</p>\n<p>Da Jack Torrance a Paul Sheldon, passando per Bill Denbrough e Mort Rainey, sono diversi i personaggi che hanno incarnato, all’interno dei romanzi del maestro dell’orrore, <strong>il mestiere di scrivere, le sue angoscie e i suoi timori</strong>, dando voce, con ogni probabilità, agli incubi che lo stesso Stephen King, in quanto scrittore, ha vissuto in prima persona.</p>\n<p><img src=\"/jack-nicholson-the-shining.png\" alt=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\" title=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\"></p>\n<p><em>Jack Nicholson in</em> Shining <em>(1980)</em></p>\n<p><strong>Jack Torrance (<em>Shining</em>), lo scrittore in cerca di stimoli</strong></p>\n<p>Costantemente in lotta con le proprie vicende personali, alle prese con il rimorso e con le conseguenze di quella che definisce una vita “ingiusta” per sé stesso, <strong>Jack Torrance</strong> è uno dei tre memorabili protagonisti di <strong><em>Shining</em></strong>, il romanzo del 1977. Reso noto soprattutto dal film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, il libro racconta le vicende di un ex-insegnante che, divenuto guardiano invernale dell’Oveerlook Hotel, si trova a passare un lungo inverno isolato con la sua famiglia, impegnato nella <strong>scrittura di un libro che dovrebbe consacrarlo definitivamente ma che stenta a decollare</strong>. Finché la vicenda prende una piega molto diversa dal previsto.</p>\n<p><img src=\"/bruce-willis-misery.png\" alt=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\" title=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\"></p>\n<p><em>Bruce Willys nella piece teatrale di</em> Misery <em>(2015)</em></p>\n<p><strong>Paul Sheldon (<em>Misery</em>), lo scrittore sfortunato</strong></p>\n<p><strong>Paul Sheldon</strong> è il <strong>popolare scrittore di romanzi protagonista di <em>Misery</em></strong>, il romanzo del 1987. A differenza di Jack Torrance, Paul è <strong>uno scrittore di successo, che sente però troppo stretto il ruolo nel quale il mercato editoriale e il pubblico lo hanno relegato</strong>. La vicenda prende il via quando Paul, vittima di un brutto incidente stradale, si risveglia nella casa della sua salvatrice: Annie Wilkies. Accidentalmente, Annie è la <strong>fan numero uno</strong> di Paul, o meglio di Misery Chastain, l’eroina dei suoi romanzi. Anche questo libro è stato reso famoso da un film, del 1990, che è valso l’oscar alla protagonista femminile Kathy Bates.</p>\n<p><img src=\"/james-mcavoy-it-chapter-2.png\" alt=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\" title=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\"></p>\n<p><em>James McAvoy in</em> It - Capitolo 2 <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bill Denbrough (<em>It</em>), lo scrittore fortunato</strong></p>\n<p><strong>Bill Denbrough</strong> è uno dei protagonisti di <strong><em>It</em></strong>, il <strong>romanzo del 1986 considerato il capolavoro del Re</strong>. Bill è uno dei Perdenti che, nell’estate del 1958, si trova a fronteggiare l’entità oscura che prende il nome di It e che, nelle sue vesti preferite, ovvero quelle del clown Pennywise, semina terrore nelle cittadina di Derry. Da adulto, Bill si trasforma in <strong>uno scrittore di successo che, tuttavia, non ha mai scritto un finale decente per nessuno dei suoi libri</strong>.</p>\n<p><img src=\"/johnny-depp-secret-window-2.png\" alt=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\" title=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\"></p>\n<p><em>Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>\n<p><strong>Mort Rainey (<em>Finestra segreta, giardino segreto</em>), lo scrittore che copia</strong></p>\n<p><strong>Mort Rainey</strong> è il protagonista del racconto <strong><em>Finestra segreta, giardino segreto</em></strong> (dalla raccolta di racconti <em>Quattro dopo mezzanotte</em>, del 1990) ed è <strong>uno scrittore di romanzi horror</strong> che, appena divorziato, si trasferisce in solitudine in una casa nel bosco. Quando una mattina <strong>un uomo di nome John Shooter bussa alla sua porta, sostenendo di avere la paternità di uno dei suoi racconti</strong>, per Mort cominciano i guai. Il racconto è stato trasporto in un film del 2004 con protagonista Johnny Depp.</p>\n<p><img src=\"/timothy-hutton-la-meta-oscura.png\" alt=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\" title=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\"></p>\n<p><em>Timothy Hutton in</em> La metà oscura <em>(1993)</em></p>\n<p><strong>Thad Beaumont (<em>La metà oscura</em>), lo scrittore e il suo pseudonimo</strong></p>\n<p>In questo caso siamo alle prese con un autore di romanzi impegnativi, <strong>Thad Beaumont</strong>, che <strong>scrive opere più commerciali e di successo sotto lo pseudonimo di George Stark.</strong> Inutile dire che alla finequalcosa, in questo equilibrio, si rompe.</p>\n<p><strong>Lo stesso King scrisse diverse storie</strong>, negli anni ‘70, <strong>sotto lo pseudonimo di Richard Bachman</strong>. Quando <strong>la sua identità venne finalmente scoperta</strong>, egli scrisse La metà oscura (1989).</p>\n<p><img src=\"/victoire-du-bois-marianne.png\" alt=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\" title=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\"></p>\n<p><em>Victoire Du Bois in</em> Marianne <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bonus Track - Emma Larsimon (<em>Marianne</em>), la scrittrice funesta</strong></p>\n<p><strong>Emma Larsimon</strong> <strong>non è un personaggio di Stephen King</strong>, ma la serie tv francese di Netflix di cui è protagonista, <em>Marianne</em> (2019), <strong>potrebbe benissimo essere stata trasposta da un romanzo del Re</strong>, tanto ne contiene i temi e lo spirito. Stephen King, in un suo tweet, l’ha descritta così:</p>\n<blockquote>\n<p>\"Se rientri tra i folli - come me - che amano essere spaventati, Marianne (Netflix) fa al caso tuo. Ci sono frammenti di umorismo che trasmettono un'atmosfera alla Stranger Things. E ha anche (lo dico con tutta la dovuta modestia) un'atmosfera alla Stephen King.\"</p>\n</blockquote>\n<p>Emma Larsimon è <strong>una scrittrice di successo che, una volta tornata nella sua città natale, scopre che lo spirito malvagio protagonista dei suoi romanzi sta minacciando il mondo reale</strong>. </p>\n<p><strong>Perfetta per la nostra playlist.</strong><br>\n<br>\n<em>In copertina: Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Ogni storia è un atto di ribellione","date":"2021-04-05T17:17:23.472Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"ogni-storia-e-un-atto-di-ribellione","thumbnail":"/herman-melville-moby-dick-illustration-by-rockwell-kent.jpg","banner":"/herman-melville-moby-dick-illustration-by-rockwell-kent-2.jpg"},"html":"<p><strong>___</strong></p>\n<p><strong>Ogni storia è un atto di ribellione.</strong></p>\n<p>È un corpo che si sveglia, una mattina, e si oppone allo stato delle cose nel mondo.</p>\n<p>Ogni corpo è un atto di ribellione. Una ribellione che si realizza nel trasformare l’energia latente dell’universo e farla propria, asservirla ai propri bisogni.  Nello stabilire il confine del proprio corpo rispetto al mondo e difendere quel confine. La vita che si scontra con l’equilibrio del cosmo, che lo disfa e vi si inserisce, con prepotenza; che cambia lo stato della materia e delle cose, sfuggendo alla morte e al ritorno dell’equilibrio.</p>\n<p>Così ogni storia, quando nasce, include al proprio interno una volontà difforme rispetto al naturale andamento delle cose, una trasformazione voluta, desiderata, dello status quo. Romeo desidera Giulietta, il popolo il disfacimento dell’Ancien Régime, Achab la sua vendetta sulla Balena Bianca. Ciascuno organizza la propria resistenza nei confronti del mondo, opponendosi alla morte e all’assenza di volontà.</p>\n<p>Finché la storia si conclude, la volontà si dissolve, la lotta finisce lasciando spazio al ritorno di un nuovo equilibrio.</p>\n<p>Contrazione e poi rilassamento.</p>\n<p>Sistole, e poi diastole.</p>\n<p>-S</p>\n<p><img src=\"/rockwell-kent-moby-dick1.png\" alt=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\" title=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\"></p>\n<p><em>Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent</em></p>\n<p><em>Sopra: particolare di illustrazione di Rockwell Kent - Moby Dick</em></p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Oggi la rimpatriata del cast di LOTR: dove e quando vederla","date":"2020-05-31T09:07:54.067Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"reunion-cast-lotr","thumbnail":"/101382214_1896870803788195_945152130950365184_n.jpg","banner":"/101382214_1896870803788195_945152130950365184_n.jpg"},"html":"<p><strong>Una reunion a lungo attesa.</strong> Ci siamo: dopo l'annuncio (<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=NzPpOzBxJfk\">qui il video</a>) fatto qualche giorno fa da Josh Gad tramite il suo <a href=\"https://www.youtube.com/channel/UCMCd3u3uQ0DtlDfVU0GlKpQ/videos\">canale YouTube</a>, oggi sarà finalmente possibile vedere la <strong>reunion del cast</strong> della pluripremiata trilogia di Peter Jackson, tutti insieme in una videochiamata zoom a quasi 20 anni dalla sua uscita dalle sale. </p>\n<p>Dopo aver organizzato le reunion di due dei più importanti <strong>cult-movie</strong> del cinema americano, \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=-SF_VyXQpyo\">I Goonies</a>\" e \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=crdYIUdUOhc\">Ritorno al Futuro</a>\", l'attore ha chiamato a partecipare a una videochiamata gli attori del \"Signore degli Anelli\". Saranno presenti Elijah Wood (Frodo Baggins), Billy Boyd (Peregrino Tuc), Ian McKellen (Gandalf), Orlando Bloom (Legolas), Viggo Mortensen (Aragorn), Sean Astin (Samvise Gamgee), Dominic Monaghan (Meriadoc Brandibuck), Miranda Otto (Arwen), John Rhys-Davies (Gimli), Andy Serkis (Smeagol/Gollum), Liv Tyler (Arwen), Sean Bean (Boromir), Karl Urban (Eomer) e il regista dei film Peter Jackson.</p>\n<p>La premiere YouTube si terrà in diretta <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=l_U0S6x_kCs\">questa pagina</a> a partire dalle <strong>18:00 ora italiana</strong>. In alternativa, potete asisstere a questa imperdibile videochiamata qui sotto:</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/l_U0S6x_kCs\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>"}}]}},"pageContext":{"slug":"debito-narrativo"}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}