{"componentChunkName":"component---src-templates-blog-post-js","path":"/post/game-of-thrones-8x10","result":{"data":{"article":{"totalCount":1,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"Game of Thrones 8x01 – “Winterfell”: i “cartoni preparatori” del finale","date":"2019-04-16T17:03:41.404Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"game-of-thrones-8x10","tags":[{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"personaggi","label":"Personaggi"}},{"frontmatter":{"name":"serie-tv","label":"Serie tv"}},{"frontmatter":{"name":"il-trono-di-spade","label":"Il Trono di Spade"}},{"frontmatter":{"name":"game-of-thrones","label":"Game of Thrones"}},{"frontmatter":{"name":"daenerys","label":"Daenerys"}},{"frontmatter":{"name":"jon-snow","label":"Jon Snow"}}],"thumbnail":"/got-8x01.jpg","banner":"/got-8x01.jpg"},"html":"<p><b><i>Tra i riferimenti alla 1x01 e i numerosi ricongiungimenti, la prima puntata dell’ottava stagione de </i>Il Trono di Spade<i> è una puntata di preparazione. “La tempesta”, ci dice, “sta per arrivare.”</i></b></p><b>SPOILER ALERT</b><p><b>Una divagazione per spiegare il titolo della recensione.</b> La nozione di “cartoni preparatori” si tratta di una reminiscenza dell’Istituto d’Arte. Gli artisti del passato, soprattutto a partire dal Rinascimento, prima di realizzare le loro grandi opere, preparavano i cosiddetti “cartoni”. Erano studi preparatori e bozzetti tracciati su grandi pezzi di carta – in scala 1:1 – prima dell’esecuzione dell’opera finale. Affreschi e arazzi, infatti, erano tipologie di opere che, di solito, non davano all’artista la possibilità di correggere <i>in itinere</i> la scala, le proporzioni e lo schema generico, e per questo richiedevano dei “cartoni”, da trasferire sull’intonaco (nel caso dell’affresco) o da porre sotto il telaio (nel caso dell’arazzo). Sul cartone, quindi, era l’immagine dell’opera prima dell’opera. Come una proiezione definita ma non ancora del tutto compiuta.</p><p>Uno dei <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=BPlbCcfbFFU\" target=\"_blank\">teaser</a> più belli e suggestivi dell’ultima stagione de <i>Il Trono di Spade</i> racconta l’ottava stagione come la preparazione di un arazzo, unendo le frasi più significative della serie a un montaggio di un arcolaio, poi di un telaio. Mentre i fili si dispongono e si intrecciano, trama e ordito vanno a realizzare tutte le scene e i personaggi che abbiamo amato - Cersei, Jon Snow, Daenerys, e tutti i figurini più importanti – su un’unica, grande composizione, pronti ad agire e a dare avvio all’ultimo atto della storia.</p><p>Dopo la visione della prima puntata dell’ultima stagione, “Winterfell”, il passaggio è stato facile. Se l’ultima stagione è un arazzo, dove tutte le storie fanno finalmente parte dello stesso scenario, e sono finemente interrelate da una moltitudine di fili, allora questa puntata è il suo cartone preparatorio. Non solo, infatti, ha tutte le caratteristiche di una <i>ripresa</i> come si deve – con il compito necessario di riprendere tutti i fili del racconto e riassumerci a che punto siamo arrivati due anni fa – ma è un’<i>entr’acte</i> che prepara la scena dell’ultimo atto, con le sue emozioni e i suoi moventi ancora solamente “tratteggiati”. Questo non vuol dire che non sia una puntata valida; manca, però, di quell’azione, di quelle rivelazioni, di quei colori vividi cui siamo abituati. In questo senso è una “quiete prima della tempesta”, che stavolta arriverà violentissima (e in questa puntata, non si può certo dire che non si senta già intenso l’odore di pioggia).</p><p><b>Innanzitutto c’è la sigla nuova.</b> Per la prima volta dall’inizio della serie, dopo che le altre si limitavano solamente a togliere e aggiungere sequenze, le nuove scene ci mostrano sia la barriera caduta, distrutta dal drago non-morto Viserion, che Grande Inverno e Approdo del Re come non le avevamo mai viste prima, con le loro sale interne, i sotterranei e le segrete. Questo può significare non solo che l’azione ora si concentra sui due luoghi da sempre più importanti della storia, ma anche che una mancanza di dispersione (sono diminuiti i personaggi e i luoghi) ci permetterà di scendere più “in profondità” nelle storyline rimaste.</p><p><b>La puntata, poi, si apre con l’arrivo di Jon e Daenerys a Grande Inverno.</b> In questa sequenza più elementi stanno lì a ricordarci la scena dell’arrivo del Re nella prima puntata della prima stagione: il tema musicale è lo stesso, c’è un bambino si arrampica per osservare l’arrivo (nella puntata 1x01 era Bran), c’è la frase pronunciata da Sansa a Daenerys – “Winterfell is yours, Your Grace” – che è la stessa che Ned Stark pronunciò davanti a Robert Baratheon.</p><p><b>Gli eventi importanti, però, sono i ricongiungimenti (di nuovo, i fili che si uniscono).</b> Il primo è quello tra Jon Snow (che forse dalla prossima puntata inizieremo a chiamare con il suo vero nome, ovvero Aegon Targaryen) e Arya Stark. La relazione tra i due, profondamente cambiati nel corso degli eventi della serie, potrebbe rivelarci delle sorprese. La nuova posizione di Jon Snow, infatti, che da bastardo è diventato sia erede al trono dei Sette Regni che Re del Nord, sarà sicuramente al centro di numerose svolte nel corso delle prossime puntate.</p><p>C’è poi l’altro incontro fondamentale: quello tra Bran Stark e Jaimie Lannister. È uno scambio di sguardi che suggerisce una nuova consapevolezza da entrambe le parti, ma soprattutto un nuovo rapporto di potere tra i due, ribaltato rispetto alla prima stagione. Bran è ormai sempre più vicino allo status di <i>divinità</i> (quando Jon gli dice che è ormai diventato un uomo, lui gli risponde “più o meno”), mentre Jaimie, arrivato a Grande Inverno come un mendicante (senza la grande accoglienza che era stata riservata, molto tempo addietro, al fratello della regina), nel vederlo, è posto davanti alle conseguenze delle proprie azioni. E poi ci sono tutta un’altra serie di incontri minori: Jon e Sam, Theon e Yara, Cersei e Euron, con i loro precisi significati.</p><p>È una puntata di incontri e fili che si uniscono: l’arazzo che si compone. Ciò che sta per arrivare può essere ancora solo intravisto, ma è già lì, pronto ad accadere.</p>"}}]},"others":{"totalCount":27,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"Black Phone: un'escape room spietata nell'ultima fatica di Derrickson","date":"2022-07-04T05:47:05.182Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"black-phone","thumbnail":"/black-phone-recensione.png","banner":"/black-phone-recensione.png"},"html":"<h3><strong><em>Sulle orme di un grande Maestro, il nuovo horror di Scott Derrickson strizza l’occhio agli amanti degli enigmi e unisce generi vecchi e nuovi.</em></strong></h3>\n<p>Nel 1978, il sobborgo della città di Denver è sconvolto da una serie di sparizioni ad opera del \"Rapace\", un feroce serial killer che sceglie le sue vittime tra i bambini della scuola locale. Tra le grinfie del pericoloso assassino cade anche il giovane e intelligente Finney Shaw (Mason Thames), che vive con la sua famiglia nella ridente città del Colorado e che, nonostante le minacce dell'alcolizzato e violento padre e le continue vessazioni dei bulli della scuola, non ha mai imparato a difendersi da solo. All’interno dell’inospitale seminterrato, Finney si troverà alle prese con un male incomprensibile e un misterioso telefono nero che, in modo del tutto inspiegabile, lo metterà in contatto con i bambini imprigionati prima di lui, dandogli un’unica, preziosa occasione di salvezza. </p>\n<p>Sono queste le premesse di Black Phone, l'ultimo film di Scott Derrickson tratto dal racconto di Joe Hill, scrittore e fumettista statunitense figlio d’arte nientepopodimeno che del Re del Brivido stesso: Stephen King. Un film che, nonostante alcune imperfezioni, non manca di regalare un’ora e mezza di sana tensione allo spettatore, dimostrandosi all’altezza delle aspettative.</p>\n<h2>Tale padre, tale figlio</h2>\n<p>Quando sei il figlio di Stephen King e decidi di fare del racconto la tua professione corri il rischio di rimanere sotto l’ombra di un padre dal nome ingombrante, nel tentativo di colmare un’impronta troppo grande per essere colmata. Non è questo quello che è successo a Joe Hill, pseudonimo di Joseph Hillström King. </p>\n<p>Lo scrittore, che ha sfidato la fama del padre utilizzando uno pseudonimo slegato al nome di famiglia, ha accumulato negli anni numerosi successi sia in campo letterario che attraverso mezzi espressivi tutti suoi. Sua è la penna, ad esempio, che si trova dietro a Locke &#x26; Key, fortunata serie comics portata alla ribalta dall’omonima serie di Netflix giunta alla seconda stagione, o ancora dietro alcune delle serie di Hill House Comics, l’etichetta horror di DC Comics di cui è curatore.</p>\n<p>Ma è nel racconto The Black Phone che Joe Hill percorre maggiormente il solco dell’eredità paterna. E lo fa non solo scrivendo una storia legata al mondo dell’orrore e del fantastico, ma misurandosi con temi squisitamente tratti dal repertorio paterno. </p>\n<p>Come nelle storie di King, in The Black Phone si parla di una minaccia concreta, un male che - come in ogni favola oscura - prende di mira i bambini. Si parla, però, anche di un mondo adulto inadeguato, fatto di adulti alieni, incapaci di dialogare in maniera paritaria e fruttuosa con tutti i bambini, a partire dal proprio bambino interiore. Come spesso accade in queste storie, la risoluzione della vicenda è legata proprio nella rivincita dei bambini nei confronti del mondo adulto.</p>\n<p>In questo senso, troviamo forti somiglianze con il romanzo It, uno dei romanzi più celebri del Re, e con il racconto Il Corpo, dal quale è stato tratto il film Stand By Me. Si tratta di storie nelle quali svolgono un ruolo di primo piano la solidarietà e l’amicizia, valori inestimabilii che esistono in una dimensione puramente infantile e che scompaiono progressivamente una volta avviata la delicata fase della trasformazione verso l’età adulta.</p>\n<p>Come in questi racconti di Stephen King, in Black Phone troviamo un mondo interno situato entro i confini di una cerchia ristretta di bambini e ragazzi. In questo mondo resistono empatia e senso di comunità, mentre nel mondo esterno, minaccioso, questi valori sono perduti per sempre e predominano l’individualismo e la prevaricazione, personificati di volta in volta dal cattivo di turno.</p>\n<h2>Un “rapace” al massimo della sua forza</h2>\n<p>Il cattivo di turno, appunto. In questa pellicola è il Rapace, un rapitore enigmatico che, come molti altri criminali, si fa agente del caos seguendo un set di regole predefinite: un pattern, come direbbero i criminologi, un nuovo regolamento che prende il posto delle norme sociali.</p>\n<p>Anche se di questo villain sappiamo ben poco e nulla ci viene detto rispetto alla sua storia e alle sue motivazioni, guardando il film la domanda che ci sorge spontanea è soprattutto una: si può caratterizzare un villain senza l’utilizzo delle espressioni del viso? Se ti chiami Eithan Hawke, la risposta è sì. L’attore - che ha già lavorato con Scott Derrickson in “Sinister”, apprezzatissimo horror del 2012 - riesce a dare vita a un personaggio iconico pur rimanendo per gran parte del film dietro la bellissima quanto terrificante maschera del Rapace.</p>\n<p>Eithan Hawke è l’attore giusto. Non solo perché il suo cognome ricorda curiosamente il termine inglese che identifica il falco, uccello rapace per eccellenza, a suggellare una connessione quasi mistica con il suo personaggio (almeno nell’adattamento italiano), ma perché riesce, facendo utilizzo della sola voce e dell’espressività corporea, a trasmettere con efficacia tuttò ciò che serve. Riesce, perfino, a far emergere quel pizzico di follia e quindi imprevedibilità che è in grado di renderlo minaccioso agli occhi del piccolo Finney, e perciò anche ai nostri.</p>\n<p>Ancora di più. Così come avviene in tanti altri film del genere, l’assenza totale o parziale del volto dell’antagonista amplifica il senso di inquietudine. Non siamo in grado di attribuire alcuna umanità, e quindi debolezza, a ciò di cui non vediamo il volto. Non è un caso, infatti, che la maschera del Rapace si sfili proprio nel momento in cui egli è più vulnerabile, in cui la paura ha avuto la meglio e la situazione è ormai fuori controllo.</p>\n<h2>Un seminterrato affollato, una città deserta</h2>\n<p>La fortuna di Black Phone si deve certamente, anche alla diffusione dei prodotti di tipo “Escape Room”. Da genere videoludico, infatti, l’escape room si è diffuso oggi attraverso diversi mezzi narrativi e ha dato vita a diverse produzioni di successo, delle quali l’horror “Escape Room”, del 2019, è solo la manifestazione più eclatante.</p>\n<p>Così come, a partire da Edgar Allan Poe, passando per Agatha Christie e il Detective Conan, per oltre un secolo ci siamo divertiti con i gialli della camera chiusa, risolvendo misteri impossibili, oggi è l’escape room che va per la maggiore, genere diverso ma non meno ingegnoso. Nella escape room, ad essere impossibile non è l’omicidio, ma l’uscita, e in Black Phone, che è un perfetto esponente del genere, tutti i pezzi si incastrano alla perfezione.</p>\n<p>E se questa “compiutezza” di trama è uno dei maggiori punti di forza della pellicola, che darà gran piacere agli amanti degli enigmi, il maggior punto di debolezza è da ricercare fuori dall’escape room, nelle strade desolate e nelle case di Denver, dove regna invece una maggiore inconcludenza.</p>\n<p>Un seminterrato pieno, una città vuota. Nessuna delle trame che ci vengono presentate al di fuori della stanza - a partire dalle vicende della sorellina-prodigio Gwen (Madeleine McGraw) fino ad arrivare a quella del fratello-investigatore del Rapace (James Ransone) - aggiunge qualcosa di concreto alla trama, né contribuisce alla sua risoluzione.  L’interruzione delle vicende di Finney in favore di questi personaggi finisce per smorzare la tensione e diluire troppo le parti di trama che hanno maggior potenziale.</p>\n<p>Un vero peccato: lo stesso tempo di pellicola poteva essere utilizzato per fornire maggiori elementi di contesto, magari una backstory dell’antagonista o qualche dettaglio in più sulla storia familiare di Finney, a tutto vantaggio della solidità alla storia.</p>\n<h2>Concusioni</h2>\n<p>Pur ricordando, a più riprese, altre pellicole del genere, Black Phone non stenta a trovare la propria unicità. L’originalità dell’idea di partenza, l’accurata messa in scena e un casting particolarmente ispirato fanno di questa pellicola un prodotto eccellente, che vi terrà con il fiato sospeso e rievocherà, a tratti, paure dell’infanzia mai sopite.</p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Tutti gli scrittori maledetti di Stephen King","date":"2021-04-11T15:01:19.127Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"tutti-gli-scrittori-maledetti-di-stephen-king","thumbnail":"/johnny-depp-secret-window.png","banner":"/johnny-depp-secret-window.png"},"html":"<p><strong><em>Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il mestiere di scrivere.</em></strong></p>\n<p><em>N.B. Nel rispetto di tutti i lettori, e in particolare di quelli che sono in cerca di nuovi romanzi da leggere o film da vedere, ho cercato di mantenere questo articolo il più possibile</em> spoiler-free<em>.</em></p>\n<p><strong>Stephen King</strong> è il più celebre autore di letteratura horror di sempre. Ha dato alla luce <strong>più di 50 romanzi e 400 racconti</strong>, raccogliendo un enorme successo popolare, e la fama dei suoi libri, condizionata anche dalle innumerevoli trasposizioni di cui sono stati oggetto, si deve soprattutto alla sua capacità di raccontare con profondità le diverse condizioni umane e di costruire personaggi indimenticabili. Nonostante egli sia un grande appassionato di cinema, musica e televisione, il suo mezzo espressivo d’elezione - manco a dirlo- è <strong>la scrittura</strong>, con la quale egli ha costruito il suo vastissimo immaginario e realizzato il suo successo lavorativo.</p>\n<p>Ciò detto, non stupisce che, all’interno dei suoi romanzi, lo scrivere sia divenuto, a più riprese, oltre che medium, anche oggetto della narrazione: <strong>raccontare <em>lo scrivere</em> attraverso <em>la scrittura</em></strong>. In alcuni dei suoi romanzi più fortunati, infatti, il protagonista si trova proprio alle prese con la scrittura, e in particolare con la scrittura di romanzi. Come se l’attività maggiormente riuscita di Stephen King - o la più necessaria - fosse <strong>raccontare sé stesso e le varie declinazioni del proprio lavoro</strong>, sovrapponendo i suoi pensieri e i suoi timori  a quelli dei personaggi; realizzando, così, <strong>la più necessaria delle empatie, ovvero quella che uno scrittore deve riservare alle proprie creature</strong>.</p>\n<p>Da Jack Torrance a Paul Sheldon, passando per Bill Denbrough e Mort Rainey, sono diversi i personaggi che hanno incarnato, all’interno dei romanzi del maestro dell’orrore, <strong>il mestiere di scrivere, le sue angoscie e i suoi timori</strong>, dando voce, con ogni probabilità, agli incubi che lo stesso Stephen King, in quanto scrittore, ha vissuto in prima persona.</p>\n<p><img src=\"/jack-nicholson-the-shining.png\" alt=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\" title=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\"></p>\n<p><em>Jack Nicholson in</em> Shining <em>(1980)</em></p>\n<p><strong>Jack Torrance (<em>Shining</em>), lo scrittore in cerca di stimoli</strong></p>\n<p>Costantemente in lotta con le proprie vicende personali, alle prese con il rimorso e con le conseguenze di quella che definisce una vita “ingiusta” per sé stesso, <strong>Jack Torrance</strong> è uno dei tre memorabili protagonisti di <strong><em>Shining</em></strong>, il romanzo del 1977. Reso noto soprattutto dal film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, il libro racconta le vicende di un ex-insegnante che, divenuto guardiano invernale dell’Oveerlook Hotel, si trova a passare un lungo inverno isolato con la sua famiglia, impegnato nella <strong>scrittura di un libro che dovrebbe consacrarlo definitivamente ma che stenta a decollare</strong>. Finché la vicenda prende una piega molto diversa dal previsto.</p>\n<p><img src=\"/bruce-willis-misery.png\" alt=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\" title=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\"></p>\n<p><em>Bruce Willys nella piece teatrale di</em> Misery <em>(2015)</em></p>\n<p><strong>Paul Sheldon (<em>Misery</em>), lo scrittore sfortunato</strong></p>\n<p><strong>Paul Sheldon</strong> è il <strong>popolare scrittore di romanzi protagonista di <em>Misery</em></strong>, il romanzo del 1987. A differenza di Jack Torrance, Paul è <strong>uno scrittore di successo, che sente però troppo stretto il ruolo nel quale il mercato editoriale e il pubblico lo hanno relegato</strong>. La vicenda prende il via quando Paul, vittima di un brutto incidente stradale, si risveglia nella casa della sua salvatrice: Annie Wilkies. Accidentalmente, Annie è la <strong>fan numero uno</strong> di Paul, o meglio di Misery Chastain, l’eroina dei suoi romanzi. Anche questo libro è stato reso famoso da un film, del 1990, che è valso l’oscar alla protagonista femminile Kathy Bates.</p>\n<p><img src=\"/james-mcavoy-it-chapter-2.png\" alt=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\" title=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\"></p>\n<p><em>James McAvoy in</em> It - Capitolo 2 <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bill Denbrough (<em>It</em>), lo scrittore fortunato</strong></p>\n<p><strong>Bill Denbrough</strong> è uno dei protagonisti di <strong><em>It</em></strong>, il <strong>romanzo del 1986 considerato il capolavoro del Re</strong>. Bill è uno dei Perdenti che, nell’estate del 1958, si trova a fronteggiare l’entità oscura che prende il nome di It e che, nelle sue vesti preferite, ovvero quelle del clown Pennywise, semina terrore nelle cittadina di Derry. Da adulto, Bill si trasforma in <strong>uno scrittore di successo che, tuttavia, non ha mai scritto un finale decente per nessuno dei suoi libri</strong>.</p>\n<p><img src=\"/johnny-depp-secret-window-2.png\" alt=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\" title=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\"></p>\n<p><em>Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>\n<p><strong>Mort Rainey (<em>Finestra segreta, giardino segreto</em>), lo scrittore che copia</strong></p>\n<p><strong>Mort Rainey</strong> è il protagonista del racconto <strong><em>Finestra segreta, giardino segreto</em></strong> (dalla raccolta di racconti <em>Quattro dopo mezzanotte</em>, del 1990) ed è <strong>uno scrittore di romanzi horror</strong> che, appena divorziato, si trasferisce in solitudine in una casa nel bosco. Quando una mattina <strong>un uomo di nome John Shooter bussa alla sua porta, sostenendo di avere la paternità di uno dei suoi racconti</strong>, per Mort cominciano i guai. Il racconto è stato trasporto in un film del 2004 con protagonista Johnny Depp.</p>\n<p><img src=\"/timothy-hutton-la-meta-oscura.png\" alt=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\" title=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\"></p>\n<p><em>Timothy Hutton in</em> La metà oscura <em>(1993)</em></p>\n<p><strong>Thad Beaumont (<em>La metà oscura</em>), lo scrittore e il suo pseudonimo</strong></p>\n<p>In questo caso siamo alle prese con un autore di romanzi impegnativi, <strong>Thad Beaumont</strong>, che <strong>scrive opere più commerciali e di successo sotto lo pseudonimo di George Stark.</strong> Inutile dire che alla finequalcosa, in questo equilibrio, si rompe.</p>\n<p><strong>Lo stesso King scrisse diverse storie</strong>, negli anni ‘70, <strong>sotto lo pseudonimo di Richard Bachman</strong>. Quando <strong>la sua identità venne finalmente scoperta</strong>, egli scrisse La metà oscura (1989).</p>\n<p><img src=\"/victoire-du-bois-marianne.png\" alt=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\" title=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\"></p>\n<p><em>Victoire Du Bois in</em> Marianne <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bonus Track - Emma Larsimon (<em>Marianne</em>), la scrittrice funesta</strong></p>\n<p><strong>Emma Larsimon</strong> <strong>non è un personaggio di Stephen King</strong>, ma la serie tv francese di Netflix di cui è protagonista, <em>Marianne</em> (2019), <strong>potrebbe benissimo essere stata trasposta da un romanzo del Re</strong>, tanto ne contiene i temi e lo spirito. Stephen King, in un suo tweet, l’ha descritta così:</p>\n<blockquote>\n<p>\"Se rientri tra i folli - come me - che amano essere spaventati, Marianne (Netflix) fa al caso tuo. Ci sono frammenti di umorismo che trasmettono un'atmosfera alla Stranger Things. E ha anche (lo dico con tutta la dovuta modestia) un'atmosfera alla Stephen King.\"</p>\n</blockquote>\n<p>Emma Larsimon è <strong>una scrittrice di successo che, una volta tornata nella sua città natale, scopre che lo spirito malvagio protagonista dei suoi romanzi sta minacciando il mondo reale</strong>. </p>\n<p><strong>Perfetta per la nostra playlist.</strong><br>\n<br>\n<em>In copertina: Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Ogni storia è un atto di ribellione","date":"2021-04-05T17:17:23.472Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"ogni-storia-e-un-atto-di-ribellione","thumbnail":"/herman-melville-moby-dick-illustration-by-rockwell-kent.jpg","banner":"/herman-melville-moby-dick-illustration-by-rockwell-kent-2.jpg"},"html":"<p><strong>___</strong></p>\n<p><strong>Ogni storia è un atto di ribellione.</strong></p>\n<p>È un corpo che si sveglia, una mattina, e si oppone allo stato delle cose nel mondo.</p>\n<p>Ogni corpo è un atto di ribellione. Una ribellione che si realizza nel trasformare l’energia latente dell’universo e farla propria, asservirla ai propri bisogni.  Nello stabilire il confine del proprio corpo rispetto al mondo e difendere quel confine. La vita che si scontra con l’equilibrio del cosmo, che lo disfa e vi si inserisce, con prepotenza; che cambia lo stato della materia e delle cose, sfuggendo alla morte e al ritorno dell’equilibrio.</p>\n<p>Così ogni storia, quando nasce, include al proprio interno una volontà difforme rispetto al naturale andamento delle cose, una trasformazione voluta, desiderata, dello status quo. Romeo desidera Giulietta, il popolo il disfacimento dell’Ancien Régime, Achab la sua vendetta sulla Balena Bianca. Ciascuno organizza la propria resistenza nei confronti del mondo, opponendosi alla morte e all’assenza di volontà.</p>\n<p>Finché la storia si conclude, la volontà si dissolve, la lotta finisce lasciando spazio al ritorno di un nuovo equilibrio.</p>\n<p>Contrazione e poi rilassamento.</p>\n<p>Sistole, e poi diastole.</p>\n<p>-S</p>\n<p><img src=\"/rockwell-kent-moby-dick1.png\" alt=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\" title=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\"></p>\n<p><em>Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent</em></p>\n<p><em>Sopra: particolare di illustrazione di Rockwell Kent - Moby Dick</em></p>"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Oggi la rimpatriata del cast di LOTR: dove e quando vederla","date":"2020-05-31T09:07:54.067Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"reunion-cast-lotr","thumbnail":"/101382214_1896870803788195_945152130950365184_n.jpg","banner":"/101382214_1896870803788195_945152130950365184_n.jpg"},"html":"<p><strong>Una reunion a lungo attesa.</strong> Ci siamo: dopo l'annuncio (<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=NzPpOzBxJfk\">qui il video</a>) fatto qualche giorno fa da Josh Gad tramite il suo <a href=\"https://www.youtube.com/channel/UCMCd3u3uQ0DtlDfVU0GlKpQ/videos\">canale YouTube</a>, oggi sarà finalmente possibile vedere la <strong>reunion del cast</strong> della pluripremiata trilogia di Peter Jackson, tutti insieme in una videochiamata zoom a quasi 20 anni dalla sua uscita dalle sale. </p>\n<p>Dopo aver organizzato le reunion di due dei più importanti <strong>cult-movie</strong> del cinema americano, \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=-SF_VyXQpyo\">I Goonies</a>\" e \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=crdYIUdUOhc\">Ritorno al Futuro</a>\", l'attore ha chiamato a partecipare a una videochiamata gli attori del \"Signore degli Anelli\". Saranno presenti Elijah Wood (Frodo Baggins), Billy Boyd (Peregrino Tuc), Ian McKellen (Gandalf), Orlando Bloom (Legolas), Viggo Mortensen (Aragorn), Sean Astin (Samvise Gamgee), Dominic Monaghan (Meriadoc Brandibuck), Miranda Otto (Arwen), John Rhys-Davies (Gimli), Andy Serkis (Smeagol/Gollum), Liv Tyler (Arwen), Sean Bean (Boromir), Karl Urban (Eomer) e il regista dei film Peter Jackson.</p>\n<p>La premiere YouTube si terrà in diretta <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=l_U0S6x_kCs\">questa pagina</a> a partire dalle <strong>18:00 ora italiana</strong>. In alternativa, potete asisstere a questa imperdibile videochiamata qui sotto:</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/l_U0S6x_kCs\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>"}}]}},"pageContext":{"slug":"game-of-thrones-8x10"}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}