{"componentChunkName":"component---src-templates-tag-page-js","path":"/tag/cinema","result":{"data":{"results":{"totalCount":8,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"","date":null,"author":null,"slug":null,"tags":null,"thumbnail":null},"html":"","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Tutti gli scrittori maledetti di Stephen King","date":"2021-04-11T15:01:19.127Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"tutti-gli-scrittori-maledetti-di-stephen-king","tags":[{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"Stephen King","label":"Stephen King"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"libri","label":"Libri"}},{"frontmatter":{"name":"Playlist","label":"Playlist"}}],"thumbnail":"/johnny-depp-secret-window.png"},"html":"<p><strong><em>Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il mestiere di scrivere.</em></strong></p>\n<p><em>N.B. Nel rispetto di tutti i lettori, e in particolare di quelli che sono in cerca di nuovi romanzi da leggere o film da vedere, ho cercato di mantenere questo articolo il più possibile</em> spoiler-free<em>.</em></p>\n<p><strong>Stephen King</strong> è il più celebre autore di letteratura horror di sempre. Ha dato alla luce <strong>più di 50 romanzi e 400 racconti</strong>, raccogliendo un enorme successo popolare, e la fama dei suoi libri, condizionata anche dalle innumerevoli trasposizioni di cui sono stati oggetto, si deve soprattutto alla sua capacità di raccontare con profondità le diverse condizioni umane e di costruire personaggi indimenticabili. Nonostante egli sia un grande appassionato di cinema, musica e televisione, il suo mezzo espressivo d’elezione - manco a dirlo- è <strong>la scrittura</strong>, con la quale egli ha costruito il suo vastissimo immaginario e realizzato il suo successo lavorativo.</p>\n<p>Ciò detto, non stupisce che, all’interno dei suoi romanzi, lo scrivere sia divenuto, a più riprese, oltre che medium, anche oggetto della narrazione: <strong>raccontare <em>lo scrivere</em> attraverso <em>la scrittura</em></strong>. In alcuni dei suoi romanzi più fortunati, infatti, il protagonista si trova proprio alle prese con la scrittura, e in particolare con la scrittura di romanzi. Come se l’attività maggiormente riuscita di Stephen King - o la più necessaria - fosse <strong>raccontare sé stesso e le varie declinazioni del proprio lavoro</strong>, sovrapponendo i suoi pensieri e i suoi timori  a quelli dei personaggi; realizzando, così, <strong>la più necessaria delle empatie, ovvero quella che uno scrittore deve riservare alle proprie creature</strong>.</p>\n<p>Da Jack Torrance a Paul Sheldon, passando per Bill Denbrough e Mort Rainey, sono diversi i personaggi che hanno incarnato, all’interno dei romanzi del maestro dell’orrore, <strong>il mestiere di scrivere, le sue angoscie e i suoi timori</strong>, dando voce, con ogni probabilità, agli incubi che lo stesso Stephen King, in quanto scrittore, ha vissuto in prima persona.</p>\n<p><img src=\"/jack-nicholson-the-shining.png\" alt=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\" title=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\"></p>\n<p><em>Jack Nicholson in</em> Shining <em>(1980)</em></p>\n<p><strong>Jack Torrance (<em>Shining</em>), lo scrittore in cerca di stimoli</strong></p>\n<p>Costantemente in lotta con le proprie vicende personali, alle prese con il rimorso e con le conseguenze di quella che definisce una vita “ingiusta” per sé stesso, <strong>Jack Torrance</strong> è uno dei tre memorabili protagonisti di <strong><em>Shining</em></strong>, il romanzo del 1977. Reso noto soprattutto dal film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, il libro racconta le vicende di un ex-insegnante che, divenuto guardiano invernale dell’Oveerlook Hotel, si trova a passare un lungo inverno isolato con la sua famiglia, impegnato nella <strong>scrittura di un libro che dovrebbe consacrarlo definitivamente ma che stenta a decollare</strong>. Finché la vicenda prende una piega molto diversa dal previsto.</p>\n<p><img src=\"/bruce-willis-misery.png\" alt=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\" title=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\"></p>\n<p><em>Bruce Willys nella piece teatrale di</em> Misery <em>(2015)</em></p>\n<p><strong>Paul Sheldon (<em>Misery</em>), lo scrittore sfortunato</strong></p>\n<p><strong>Paul Sheldon</strong> è il <strong>popolare scrittore di romanzi protagonista di <em>Misery</em></strong>, il romanzo del 1987. A differenza di Jack Torrance, Paul è <strong>uno scrittore di successo, che sente però troppo stretto il ruolo nel quale il mercato editoriale e il pubblico lo hanno relegato</strong>. La vicenda prende il via quando Paul, vittima di un brutto incidente stradale, si risveglia nella casa della sua salvatrice: Annie Wilkies. Accidentalmente, Annie è la <strong>fan numero uno</strong> di Paul, o meglio di Misery Chastain, l’eroina dei suoi romanzi. Anche questo libro è stato reso famoso da un film, del 1990, che è valso l’oscar alla protagonista femminile Kathy Bates.</p>\n<p><img src=\"/james-mcavoy-it-chapter-2.png\" alt=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\" title=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\"></p>\n<p><em>James McAvoy in</em> It - Capitolo 2 <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bill Denbrough (<em>It</em>), lo scrittore fortunato</strong></p>\n<p><strong>Bill Denbrough</strong> è uno dei protagonisti di <strong><em>It</em></strong>, il <strong>romanzo del 1986 considerato il capolavoro del Re</strong>. Bill è uno dei Perdenti che, nell’estate del 1958, si trova a fronteggiare l’entità oscura che prende il nome di It e che, nelle sue vesti preferite, ovvero quelle del clown Pennywise, semina terrore nelle cittadina di Derry. Da adulto, Bill si trasforma in <strong>uno scrittore di successo che, tuttavia, non ha mai scritto un finale decente per nessuno dei suoi libri</strong>.</p>\n<p><img src=\"/johnny-depp-secret-window-2.png\" alt=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\" title=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\"></p>\n<p><em>Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>\n<p><strong>Mort Rainey (<em>Finestra segreta, giardino segreto</em>), lo scrittore che copia</strong></p>\n<p><strong>Mort Rainey</strong> è il protagonista del racconto <strong><em>Finestra segreta, giardino segreto</em></strong> (dalla raccolta di racconti <em>Quattro dopo mezzanotte</em>, del 1990) ed è <strong>uno scrittore di romanzi horror</strong> che, appena divorziato, si trasferisce in solitudine in una casa nel bosco. Quando una mattina <strong>un uomo di nome John Shooter bussa alla sua porta, sostenendo di avere la paternità di uno dei suoi racconti</strong>, per Mort cominciano i guai. Il racconto è stato trasporto in un film del 2004 con protagonista Johnny Depp.</p>\n<p><img src=\"/timothy-hutton-la-meta-oscura.png\" alt=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\" title=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\"></p>\n<p><em>Timothy Hutton in</em> La metà oscura <em>(1993)</em></p>\n<p><strong>Thad Beaumont (<em>La metà oscura</em>), lo scrittore e il suo pseudonimo</strong></p>\n<p>In questo caso siamo alle prese con un autore di romanzi impegnativi, <strong>Thad Beaumont</strong>, che <strong>scrive opere più commerciali e di successo sotto lo pseudonimo di George Stark.</strong> Inutile dire che alla finequalcosa, in questo equilibrio, si rompe.</p>\n<p><strong>Lo stesso King scrisse diverse storie</strong>, negli anni ‘70, <strong>sotto lo pseudonimo di Richard Bachman</strong>. Quando <strong>la sua identità venne finalmente scoperta</strong>, egli scrisse La metà oscura (1989).</p>\n<p><img src=\"/victoire-du-bois-marianne.png\" alt=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\" title=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\"></p>\n<p><em>Victoire Du Bois in</em> Marianne <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bonus Track - Emma Larsimon (<em>Marianne</em>), la scrittrice funesta</strong></p>\n<p><strong>Emma Larsimon</strong> <strong>non è un personaggio di Stephen King</strong>, ma la serie tv francese di Netflix di cui è protagonista, <em>Marianne</em> (2019), <strong>potrebbe benissimo essere stata trasposta da un romanzo del Re</strong>, tanto ne contiene i temi e lo spirito. Stephen King, in un suo tweet, l’ha descritta così:</p>\n<blockquote>\n<p>\"Se rientri tra i folli - come me - che amano essere spaventati, Marianne (Netflix) fa al caso tuo. Ci sono frammenti di umorismo che trasmettono un'atmosfera alla Stranger Things. E ha anche (lo dico con tutta la dovuta modestia) un'atmosfera alla Stephen King.\"</p>\n</blockquote>\n<p>Emma Larsimon è <strong>una scrittrice di successo che, una volta tornata nella sua città natale, scopre che lo spirito malvagio protagonista dei suoi romanzi sta minacciando il mondo reale</strong>. </p>\n<p><strong>Perfetta per la nostra playlist.</strong><br>\n<br>\n<em>In copertina: Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il…"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Oggi la rimpatriata del cast di LOTR: dove e quando vederla","date":"2020-05-31T09:07:54.067Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"reunion-cast-lotr","tags":[{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"franchise","label":"Franchise"}},{"frontmatter":{"name":"il-signore-degli-anelli","label":"Il Signore degli Anelli"}},{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"film","label":"Film"}}],"thumbnail":"/101382214_1896870803788195_945152130950365184_n.jpg"},"html":"<p><strong>Una reunion a lungo attesa.</strong> Ci siamo: dopo l'annuncio (<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=NzPpOzBxJfk\">qui il video</a>) fatto qualche giorno fa da Josh Gad tramite il suo <a href=\"https://www.youtube.com/channel/UCMCd3u3uQ0DtlDfVU0GlKpQ/videos\">canale YouTube</a>, oggi sarà finalmente possibile vedere la <strong>reunion del cast</strong> della pluripremiata trilogia di Peter Jackson, tutti insieme in una videochiamata zoom a quasi 20 anni dalla sua uscita dalle sale. </p>\n<p>Dopo aver organizzato le reunion di due dei più importanti <strong>cult-movie</strong> del cinema americano, \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=-SF_VyXQpyo\">I Goonies</a>\" e \"<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=crdYIUdUOhc\">Ritorno al Futuro</a>\", l'attore ha chiamato a partecipare a una videochiamata gli attori del \"Signore degli Anelli\". Saranno presenti Elijah Wood (Frodo Baggins), Billy Boyd (Peregrino Tuc), Ian McKellen (Gandalf), Orlando Bloom (Legolas), Viggo Mortensen (Aragorn), Sean Astin (Samvise Gamgee), Dominic Monaghan (Meriadoc Brandibuck), Miranda Otto (Arwen), John Rhys-Davies (Gimli), Andy Serkis (Smeagol/Gollum), Liv Tyler (Arwen), Sean Bean (Boromir), Karl Urban (Eomer) e il regista dei film Peter Jackson.</p>\n<p>La premiere YouTube si terrà in diretta <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=l_U0S6x_kCs\">questa pagina</a> a partire dalle <strong>18:00 ora italiana</strong>. In alternativa, potete asisstere a questa imperdibile videochiamata qui sotto:</p>\n<iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/l_U0S6x_kCs\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"Una reunion a lungo attesa. 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Si direbbe un anno tranquillo come i precedenti se non fosse per la sparizione di qualche bambino e di qualche bambina, che, come al solito, desta poco la curiosità della cronaca locale e ancor meno stimola gli interventi delle forze dell’ordine. Sarà la misteriosa scomparsa di Adrian Mellon, un ragazzo omosessuale vittima di un’aggressione durante la fiera di Derry, a convincere Mike Hanlon a richiamare in città i suoi amici dell’estate del 1989: It è tornato e c’è una vecchia promessa da mantenere.</p>\n<p>Sono andato a vedere questo secondo capitolo di <i>It</i> con grandi aspettative. Il primo capitolo, uscito nelle sale nel 2017, è stato il film horror con i maggiori incassi nella storia del cinema, e posso dire che su di me ha fatto un enorme presa, tanto da spingermi – l’anno scorso - a recuperare la lettura del romanzo di Stephen King del 1986, considerato all’unanimità il capolavoro per eccellenza del maestro dell’horror.</p>\n<p>La lettura del libro non solo ha aumentato la mia fascinazione nei confronti del personaggio di It, ma anche la mia curiosità nei confronti dell’adattamento per il cinema della seconda parte della storia. Innanzitutto perché le scene degli adulti si rendono a mio avviso con maggiore difficoltà sullo schermo (Pennywise, il clown ballerino, è la parte di It che – infantile – di solito si relaziona con l’infanzia); e in secondo luogo a causa del fatto che nel romanzo non esiste una suddivisione tra l’epoca dei Perdenti bambini e l’epoca dei Perdenti adulti, ma viene tutto presentato nella medesima linea temporale principale (quella degli adulti, ovvero il presente) interpuntata da lunghe digressioni o flashback in varie epoche precedenti.  <i>Last but note least</i>, nella seconda parte è presente una massiccia presenza di scene che avvengono fuori dal nostro piano spazio-temporale, e che difficilmente si sarebbero prestate a una rappresentazione semplice e sbrigativa.</p>\n<p>Sotto questo punto di vista, quindi, <i>It – Capitolo due</i> era un film più difficile. Di fronte a ciò, il regista Andrés Muschietti ha fatto la scelta più giusta: farlo assomigliare  al romanzo molto più di quanto non facesse il precedente capitolo, con lo stesso stile di narrazione basato su una sequenza temporale lineare intervallata da “ritorni al passato”. A conti fatti, questo secondo capitolo non è un film sui Perdenti adulti, ma un film su quest’ultimi che si relazionano con i problemi e le contraddizioni della propria infanzia – esattamente come avviene nel libro – e lo fanno attraverso un progressivo recupero della memoria. Di fatti, seppure questo film sia stato presentato come il film con i protagonisti cresciuti, l’infanzia è presente in questo capitolo come nel precedente, forse ancora più e meglio indagata che nel primo episodio.</p>\n<p>Dei problemi di questo film si è parlato molto. Io ritengo che sia una buona trasposizione del romanzo. Certo, ne modifica - per le necessità di resa visiva e l'esigeza di rimanere nei tempi  - molte parti sostanziali, tra cui spicca la lotta finale contro It e il destino di alcuni personaggi, ma si tratta di un buon seguito del primo capitolo del 2017, dove non solo si mantengono atmosfere e premesse, ma si arricchisce il background dei personaggi. Questa pellicola, percorrendo una traiettoria originale rispetto alla trama del libro, non si limita ad esserne una traduzione fedele, ma prova a proporre una propria versione che non snaturi il senso del romanzo.</p> \n<p><b>Bigger loser, bigger fear.</b> I nostri Perdenti si sono fatti più grandi, le loro paure più complesse. A parte Stanley e Mike (cui andrebbe riservato un discorso a parte) tutte le paure dei nostri eroi si evolvono, suggerendo con ciò il vero sviluppo dei protagonisti. Se nel primo capitolo, infatti, Eddie era un semplice ipocondriaco germofobico, soggetto a una madre iperprotettiva e totalizzante, qui vediamo la completa soggezione nei confronti di questa figura materna, che nonostante tutto egli non ha mai rifiutato (ma ha anzi replicato sposando una donna simile). Billy, il leader dei Perdenti, passa dalla più elementare paura di aver perso Georgie all’autocommiserazione e al timore di non riuscire a difendere qualcuno (nel quale vede di sicuro il riflesso del fratellino). Poi c’è Beverly, la cui paura nei confronti della propria femminilità legata alle attenzioni del padre (rappresentata da It con i capelli che lei ha tagliato che escono dal lavandino) si evolve in una generica paura di affogare nel proprio passato, e Ben, del quale viene esplorato maggiormente il senso di vergogna e il timore di essere ridicolizzato. In tutto ciò, il personaggio di Richie è quello che viene rivoluzionato più di tutti, anche rispetto al romanzo: dalla paura per i clown nel primo capitolo passiamo alla paura che il suo “segreto” venga scoperto e che lui venga per questo marginalizzato.</p>\n<p>È tutto lì a dimostrarci quanto spietato sia It che, come tutti i cacciatori, <b>vuole utilizzare le debolezze delle proprie prede per conquistarle</b>. Come ogni bravo predatore che si rispetti, egli non inventa alcun espediente, ma fa in modo che sia la preda a consegnargli il suo vantaggio: la paura di qualcosa, il timore di qualcos’altro. Così aveva fatto anche con Georgie, evocando l’eventualità che il fratello si sarebbe arrabbiato se non avesse riportato la barchetta a casa; così fa anche in questo secondo capitolo, quando propone a una bambina di soffiarle via un’imperfezione dal viso.</p>\n<p>In sostanza, nonostante il primo capitolo abbia esercitato un effetto maggiore (forse anche grazie alla sorpresa) ho trovato che questo <i>It – Capitolo due</i> fosse un film giusto e rispettoso delle tematiche del romanzo. Non c’era altro da approfondire se non la paura – e lo si è fatto andando ancora più a fondo (e marcandolo figurativamente con la discesa nel finale del film). La pellicola non ha mancato, nonostante tutto, di far contento un fan di Stephen King, grazie alle numerose citazioni e al cammeo veramente d’eccezione. Mi sono proprio emozionato nel vedere Bill era in sella a Silver, un’ultima volta, pronto a <b>“battere il diavolo”.</b></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Le Gemme dell'Infinito","date":"2019-04-29T17:19:42.925Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"gemme-infinito","tags":[{"frontmatter":{"name":"stan-lee","label":"Stan Lee"}},{"frontmatter":{"name":"fumetti","label":"Fumetti"}},{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"marvel","label":"Marvel"}},{"frontmatter":{"name":"avengers","label":"Avengers"}},{"frontmatter":{"name":"endgame","label":"Endgame"}},{"frontmatter":{"name":"mcu","label":"MCU"}},{"frontmatter":{"name":"schemino","label":"Schemino"}}],"thumbnail":"/infografica_thanos.jpg"},"html":"<p><b><i>Dal </i>Ciclo di Avalon<i> alla ricetta della Burrobirra: tutto quanto può essere spiegato con uno schemino.</i></b></p><p>Se avete bisogno di fare un ripasso prima della visione di <i>Avengers: Endgame</i> o il pensiero fisso di costruire il vostro personale Guanto dell'Infinito (che può sempre far comodo), lo #schemino di questo mese è perfetto per voi.</p><div style=\"width:100%;text-align:center\"><img src=\"/infografica_thanos.jpg\"></div>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Avengers: Endgame: davvero è cambiato tutto","date":"2019-04-26T17:16:24.970Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"avengers-endgame","tags":[{"frontmatter":{"name":"stan-lee","label":"Stan Lee"}},{"frontmatter":{"name":"fumetti","label":"Fumetti"}},{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"marvel","label":"Marvel"}},{"frontmatter":{"name":"avengers","label":"Avengers"}},{"frontmatter":{"name":"endgame","label":"Endgame"}},{"frontmatter":{"name":"franchise","label":"Franchise"}},{"frontmatter":{"name":"iron-man","label":"Iron man"}},{"frontmatter":{"name":"mcu","label":"MCU"}}],"thumbnail":"/avengers-endgame.jpeg"},"html":"<p><b><i>Gli incassi stellari di </i>Avengers: Endgame<i> raccontano solo una parte del fenomeno di massa che è stato fin ora il Marvel Cinematic Universe.</i></b></p><p>Premessa: sebbene io ritenga che le recensioni senza spoiler siano come il caffè decaffeinato, i biscotti senza zucchero e la cotoletta vegana, la prima parte di questo articolo, per evitare anticipazioni non volute, è rigorosamente <i>spoiler-free</i>. Dopo di che, non penso sia possibile commentare il film senza fare spoiler, quindi, se non avete ancora visto il film, chiudete gli occhi quando ve lo dico.</p><p><b>Dopo più di un anno di quasi febbrile attesa, martedì sera sono andato al cinema a vedere <i>Avengers: Endgame</i></b>. Come in tutte le sale, la serata di apertura del film era organizzata con una maratona: il precedente capitolo <i>Avengers: Infinity War</i> alle 21, il nuovo capitolo della saga a mezzanotte. Pensavo che la durata complessiva dei due film - quasi sei ore - mi avrebbe messo alla prova, e invece non è stato così. È stata una serata unica sia per i gadget gratuiti (Dio sa quanto li amo), sia per l’esperienza di fandom in sé: irripetibile, sintomo dell’enorme portata dell’attesa costruita in questi mesi attorno al film, ma soprattutto della capacità coinvolgente del franchise che risponde al nome di <b>Marvel Cinematic Universe (MCU)</b>.</p><p><b>L’MCU – in questi 11 anni - è stata un’operazione commerciale e narrativa senza precedenti, che ha cambiato l’intrattenimento cinematografico per sempre.</b> Se, in parte, ha avuto le stesse caratteristiche di altri media franchise (tra cui l’avere una narrazione di tipo <i>transmediale</i>, ovvero l’integrarsi con diversi tipi di media – dal cinema alla televisione e ai fumetti) qualcosa l’ha resa eccezionale e atipica. Nessuna saga, infatti, era stata in grado di costruire un universo condiviso così ricco (di personaggi, temi, ambientazioni e storyline) ma allo stesso tempo così coeso e interdipendente. Da un lato, <b>tutto ciò che l’Universo Marvel dei fumetti è sempre stato</b>, dall’altro, <b>qualcosa di totalmente nuovo</b>. Basti pensare che tutti e 22 i film delle prime tre fasi (23 se si include anche il film <i>Spiderman: Far from Home</i> di prossima uscita) convergono nella stessa direzione: una narrazione definita a posteriori “Saga dell’Infinito” e che ruota attorno alla ricerca delle Gemme dell’Infinito da parte del “titano pazzo” Thanos. Che ci trovassimo di fronte a un corpus narrativo unico era già chiaro di pellicola in pellicola, ma in particolar modo lo è diventato con <i>Infinity War</i> e <i>Endgame</i>. Seppure ogni film conservi, infatti, il proprio sviluppo e le proprie caratteristiche, per apprezzare appieno questi ultimi è necessario più che mai guardare alla trama della saga nella sua interezza.</b></p><p><b>SPOILER DA QUI</b></p><p><b><i>Avengers: Endgame</i></b> Il film è stato in linea con le mie aspettative, anche se ritengo che sia leggermente inferiore in termini di gestione del tempo e della carica emotiva rispetto ad <i>Infinity War</i>. Infatti, se nel capitolo dell’anno scorso si respirava un senso di angoscia e tensione dall’inizio alla fine, dovuta all’accrescersi del potere di Thanos e alla volontà degli eroi di porvi sempre rimedio (il tutto condito dalla storyline di Gamora, vero apporto emozionale del film), <i>Endgame</i> risente, nella parte iniziale, di un eccessivo rilassamento. La trama, infatti, in questa prima parte, è soprattutto un racconto della gestione della perdita e della sconfitta, e fatica (soprattutto per l’assenza di scene d’azione) a “tenere incollati” gli spettatori allo schermo. Una carenza che viene sicuramente riscattata dalla battaglia finale (una delle più belle ed emozionanti di tutto l’MCU) ma che fa il paio con la debolezza della parte centrale del film (quella sulla quale pesano maggiormente le tre ore).</p><p>Del resto, la parte centrale di <i>Endgame</i> - inerente la ricerca delle Gemme dell’Infinito da parte del team - rappresenta a tutti gli effetti una chiusura del cerchio dell’arco narrativo delle prime tre fasi dell’MCU, soprattutto per i personaggi della formazione originale degli Avengers (Iron Man, Captain America, Thor, Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco), che hanno avuto più spazio nel corso di questi 11 anni e che sono stati più o meno messi “fuori dai giochi” con il presente film. Tre esempi di queste “chiusure del cerchio” sono tre riconciliazioni che avvengono con il passato (la “riconciliazione con il passato” è uno dei temi forti del film): quella di Thor con la madre, quella di Tony Stark con il padre e quella di Steve Rogers con Peggy.</p><p>Tra le cose che mi sono piaciute di meno c’è l’eccessiva ridicolizzazione del personaggio di Thor che – pur essendo uno dei personaggi di punta del franchise e uno di quelli che hanno affrontato un percorso evolutivo travagliato – viene in questo film ridotto a personaggio macchiettistico, più simile a una spalla che a un <i>main</i>. Thor è uno dei personaggi che hanno perso di più nel corso di <i>Infinity War</i>, ed è quindi legittimato a “lasciarsi andare”, ma rispetto agli altri protagonisti, che escono di scena eroicamente e nobilitandosi, egli riceve un trattamento meno lusinghiero (se si esclude la sequenza della fucina). Questo, però, è anche ciò che mi fa pensare che Thor sia uno dei personaggi che con maggior probabilità vedremo nei prossimi film.</p><p><b>Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma per ora mi fermo qui.</b> Il film è stato la degna conclusione di una saga, un’emozionante ultima reunion in perfetto equilibrio tra il passato e il futuro del franchise. Con la morte di Stan Lee e la contemporanea fine della Saga dell’Infinito, il futuro del Marvel Cinematic Universe non è mai stato così libero e aperto come adesso. Di certo c’è che, anche se rimarranno legami con ciò che è stato finora (si aspettano ancora i sequel di <i>Guardiani della Galassia</i>, <i>Doctor Strange</i> e il prequel/origin movie su Vedova Nera, nonché le serie tv su Loki, Occhio di Falco, Visione e Scarlet Witch, Falcon e Winter Soldier), la parabola di Iron Man, di Cap e degli altri protagonisti che abbiamo amato si è appena conclusa. Ma c’è poco spazio per la nostalgia: nuovi eroi e nuove storie arriveranno. <b>Il Marvel Cinematic Universe è già cambiato.</b></p><p>N.B. Un piccolo Easter Egg per voi: digitate “Thanos” su Google e cliccate sul Guanto dell’Infinito che appare. Non ve ne pentirete.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"I remake Disney sono l’affare del secolo?","date":"2019-04-21T17:10:52.743Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"remake-disney","tags":[{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"disney","label":"Disney"}},{"frontmatter":{"name":"film","label":"Film"}},{"frontmatter":{"name":"animazione","label":"Animazione"}}],"thumbnail":"/the-lion-king.jpg"},"html":"<p><b><i>Per la Disney sono la gallina dalle uova d’oro, ma i remake live action sono paragonabili a quella battuta divertentissima che, dopo averla sentita per la quinta volta, non fa più ridere. Inoltre, nel lungo termine potrebbero essere un boomerang.</i></b></p><p>Nel 1996, affidandosi alla regia di Stephen Herek, Disney fece per la prima volta un rifacimento in live action di uno dei suoi film: si trattava de <i>La carica dei 101</i>, remake della pellicola d’animazione del 1961. Con il claim “Questa volta la magia è vera” e una fenomenale Glenn Close nel ruolo di Crudelia De Mon (nominata ai Golden Globe), il film fu un successo al botteghino. Forse è vero che “le prime volte non si scordano mai”, ma quello è rimasto per me uno dei migliori remake della Disney: tutta un’altra cosa rispetto ai live action moderni, che hanno una dose massiccia di CGI e sembrano uno uguale all’altro.</p><p><b>Allora il remake era una novità e vedere i personaggi Disney “in carne e ossa” una vera magia. Poi è arrivata l’esagerazione.</b> Di tutti i film Disney annunciati al CinemaCon per il 2019, ben quattro sono rifacimenti in live action di film che la casa di Topolino ha già prodotto e distribuito. <i>Dumbo</i>, uscito nelle sale a marzo, è il remake dell’omonimo film d’animazione del 1941; <i>Aladdin</i>, <i>Il re leone</i> e <i>Lilli e il vagabondo</i>, anch’essi in programma quest’anno, sono le nuove versioni di film Disney che risalgono rispettivamente al 1992, al 1994 e al 1955. Sono solo alcuni titoli di un percorso ben più lungo che la Disney ha intrapreso nel 2015 con <i>Cenerentola</i> (dal classico del 1950), che ha continuato a percorrere nel 2016 con <i>Il libro della giungla</i> (dal film del 1967), nel 2017 con <i>La Bella e la Bestia</i> (dal film del 1991) e che ci porterà – ormai è sicuro – agli adattamenti de <i>La Sirenetta</i>, <i>Mulan</i>, <i>Pinocchio</i> e <i>Il Gobbo di Notre Dame</i> nel corso dei prossimi anni.</p><div style=\"width:100%;text-align:center\"><img src=\"/cruella-de-vil.jpg\"></div><p>Sembra che la Disney, invece che compiere lo sforzo di fondare nuovi immaginari e nuovi mondi (che è il suo punto di forza da sempre), da qualche anno non sappia far altro che portare al cinema rifacimenti delle sue vecchie storie, sfruttando la capacità attrattiva che questi remake hanno di per sé (essendo un repertorio già conosciuto e amato pressappoco da tutti). E non importa se questi film, a fronte delle decine e decine di milioni di budget, fanno incassi mediocri: si sarà comunque risparmiato tempo e denaro nella produzione di nuove idee, riavviato un merchandising redditizio senza sforzo, e, soprattutto, si sarà evitato il rischio imprenditoriale che portare una nuova storia sul grande schermo comporta. </p><p>La cosa più preoccupante di questa tendenza, alla quale possiamo certamente assimilare i vari “sequel” live action (<i>Alice in Wonderland</i> e <i>Mary Poppins</i>) e le rivisitazioni (<i>Maleficient</i> e il futuro adattamento <i>Cruella</i>), che seguono le stesse regole, è che sembra che la Disney stia facendo troppo affidamento sul rinnovamento di vecchi franchise, piuttosto che investire adeguatamente su nuove storie e nuovi adattamenti – che restano in una posizione marginale nella loro strategia generale (si vedano i tentativi fallimentari dell’anno scorso, come <i>Nelle pieghe del tempo</i> e <i>Lo schiaccianoci e i quattro regni</i>).</p><p>A questo ritmo, la materia da prima da remake finirà nel giro di qualche anno, lasciando presumibilmente un vuoto. <b>Cosa succederà allora?</b> Con l’arrivo del nuovo servizio di streaming on-demand Disney+ la necessità di una gran quantità di contenuti anche “originali” si farà ancora più stringente e le recenti acquisizioni dei franchise Marvel e Star Wars – per quanto fruttuose - potrebbero non bastare a colmare l’assenza di nuove narrazioni.</p><p><b>Potrebbe non essere sufficiente, in futuro, raccontare sempre la stessa storia.</b></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"I 5 camei di Stan Lee più divertenti in attesa dell'\"Endgame\"","date":"2019-04-14T16:56:00.000Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"5-camei-di-stan-lee-piu-divertenti","tags":[{"frontmatter":{"name":"personaggi","label":"Personaggi"}},{"frontmatter":{"name":"stan-lee","label":"Stan Lee"}},{"frontmatter":{"name":"fumetti","label":"Fumetti"}},{"frontmatter":{"name":"cinecomics","label":"Cinecomics"}},{"frontmatter":{"name":"supereroi","label":"Supereroi"}},{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"marvel","label":"Marvel"}}],"thumbnail":"/stan-lee_fedex.jpg"},"html":"<p><b><i>Il 24 aprile uscirà nelle sale italiane </i>Avengers: Endgame<i>: il nuovo, attesissimo capitolo del Marvel Cinematic Universe. Non sarà solo il gran finale della Saga dell’Infinito, ma anche – come hanno dichiarato i fratelli Russo -  l’ultimo film in cui sarà presente un cameo di Stan Lee, scomparso lo scorso novembre. Vediamo insieme 5 delle sue apparizioni più divertenti.</i></b></p><p>Se c’è un creatore di mondi che ha influenzato tutto il mondo della narrazione negli ultimi anni, quello è Stan Lee. Con le sue storie e i suoi personaggi, egli ha trasformato per sempre non solo l’universo Marvel, ma l’intero di raccontare i supereroi – diventando un’icona celebratissima. Questo è avvenuto anche grazie alle apparizioni che ha fatto in quasi tutte le produzioni della Marvel, siano esse film, serie televisive o cartoni animati.</p><p>Personalmente sono molto emozionato all’idea di vedere l’ultima apparizione di Stan Lee in un film Marvel. Sarà un momento pieno di feels, così come lo è stato <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=WdHW0CSJYe8\" target=\"_blank\"> l’omaggio “a sorpresa”</a> che Marvel ha dedicato a Stan in <i>Captain Marvel</i>. Sarà anche un momento significativo perché l’ultima apparizione avverrà nella pellicola che, a prescindere da ciò che accadrà nel film, porrà fine alla saga così come la conosciamo: una vera e propria “chiusura del cerchio”, o “fine dei giochi”, traducendo il titolo del film. Quindi, mentre tutti i fan, in attesa di assistere alla proiezione di Endgame, si stanno affrettando a concludere il proprio rewatch dei film Marvel, io, in attesa dell’ultima apparizione di Stan Lee, ho raccolto quelli che secondo me sono stati i suoi cinque camei più memorabili e divertenti nella lista che vi propongo qui sotto.</p><p><b>1. I Fantastici 4 e Silver Surfer (2007)</b></p><blockquote><p><i>\"Nice try, sir\"<br>\"No, no, really: I am Stan Lee\"</i></p></blockquote><iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/Rc1KbCrQxSg\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe><p><b>2. Captain America: The Winter Soldier (2014)</b></p><blockquote><p><i>\"Oh man, I am so fired!\"</i></p></blockquote><iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/ELWXUne8S2I\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe><p><b>3. Captain America: Civil War (2016)</b></p><blockquote><p><i>\"Are you Tony Stank?\"</i></p></blockquote><iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/cL0IDYp5bJ0\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe><p><b>4. Teaser di Deadpool 2 (2018)</b></p><blockquote><p><i>\"Woah! Nice suit!\"</i></p></blockquote><iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/c3khanND3t8\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe><p><b>5. Guardiani della Galassia vol.II</b></p><blockquote><p><i>\"Hey! You were supposed to be my lift home!\"</i></p></blockquote><iframe width=\"720\" height=\"405\" src=\"https://www.youtube.com/embed/TRiuX8am-og\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen></iframe><p>Vorrei concludere questo contributo proprio su quest'ultima frase che Stan Lee pronuncia nel cameo de <i>Guardiani della Galassia vol.II (2017)</i>.</p><blockquote><p><i>\"I've got so many more stories to tell!\"</i></p></blockquote><p>Mi piace pensare a questa come a una delle sue più significative frasi di commiato. Perché la cosa che mi ha sempre colpito di quest'uomo è stata non solo la capacità di creare personaggi e mondi così complessi da essere allo stesso tempo reali e straordinari, ma il fatto che avesse l'entusiasmo contagioso di un bambino. Di quelli che si divertono da morire, e non ne hanno mai abbastanza.</p><p><i>\"Excelsior!\"</i></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}}]},"tags":{"edges":[{"node":{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}}}]}},"pageContext":{"slug":"cinema","pageNumber":0,"humanPageNumber":1,"skip":0,"limit":8,"numberOfPages":1,"previousPagePath":"","nextPagePath":""}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}