{"componentChunkName":"component---src-templates-tag-page-js","path":"/tag/la-storia-infinita","result":{"data":{"results":{"totalCount":2,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"","date":null,"author":null,"slug":null,"tags":null,"thumbnail":null},"html":"","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Perché le nostre saghe sono sempre più “infinite” e non vanno da nessuna parte","date":"2019-04-19T17:07:37.812Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"storie-infinite","tags":[{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"la-storia-infinita","label":"La storia infinita"}},{"frontmatter":{"name":"michael-ende","label":"Michael Ende"}},{"frontmatter":{"name":"narrazione","label":"Narrazione"}},{"frontmatter":{"name":"franchise","label":"Franchise"}}],"thumbnail":"/neverending-story.jpg"},"html":"<p><b><i>Le storie, grazie all’invenzione dei media franchise, hanno aumentato enormemente la loro capacità di espandersi nel tempo e nello spazio. Ma una storia non può - e non deve - essere infinita.</i></b></p><blockquote><p><i>“Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta” – Michael Ende</i></p></blockquote><p>Quarant’anni fa Michael Ende pubblicò il romanzo fantastico <i>La storia infinita</i>. Di esso, molti di noi ricorderanno soprattutto l’omonimo adattamento cinematografico del 1984, che è stata tra le pellicole fantastiche di maggior successo di quegli anni. <i>La storia infinita</i> è una vera perla della letteratura fantasy – un metaromanzo (vale a dire, un “libro nel libro”) – con una cornice narrativa complessa e un impianto generale che è già poetico nel suo apparire, così com’è strutturato. Ognuno dei 26 capitoli, infatti, inizia con una delle altrettante lettere dell’alfabeto tedesco, in ordine dalla A alla Z.</p><p><b>Nonostante il titolo, il romanzo - <i>ça va sans dire</i> - non è affatto infinito.</b> Nel Regno di Fantàsia, principale ambientazione del libro, tutte le storie devono avere una fine, e nonostante ogni storia ne contenga un’altra, in un circolo senza fine, Michael Ende non ha mai scritto un seguito o un ampliamento della sua opera. Così, egli ammette che ci sono innumerevoli “altre storie” che si dovranno raccontare “un’altra volta”, ma che resteranno fuori dalle vicende raccontate dall’autore. Paradossalmente, ne <i>La storia infinita</i> c’è un grande senso di finitezza: ogni chiusura potrebbe essere un incipit per una nuova narrazione, ma noi seguiamo l’avventura di Bastiano, il protagonista del libro, perché la <i>sua</i> storia deve essere finita (dalla A alla Z, appunto). Solo il Regno di Fantàsia non ha confini nello spazio e nel tempo ed ha quindi una <i>storia infinita</i>.</p><p>Oggi la massima aspirazione che ha ogni storia è quella di essere infinita. <b>Infatti le grandi saghe, quelle di successo, non hanno confini</b>: né nello spazio, poiché vengono raccontate ovunque e diffuse con un gran numero di mezzi (libri, film, fumetti, serie tv), né nel tempo, poiché possono essere raccontate un numero infinito di volte e sembrano non concludersi mai. Non ci sono confini nemmeno <i>dentro</i> le storie: ogni spazio e ogni tempo dell’universo, infatti, è esplorabile tramite sequel, prequel e spin-off. Ogni personaggio secondario, ogni dettaglio, ogni periodo ha il suo momento e il suo potenziale per essere raccontato.</p><p>I grandi fenomeni narrativi di massa degli ultimi anni sono tutti così.</p><i>Harry Potter</i> è iniziato con la pubblicazione di sette romanzi e tre <i>pseudobiblia</i> tra il 1997 e il 2007, che hanno poi dato vita a una delle serie cinematografiche più redditizie di sempre, composta fin ora di dieci film (otto della serie originale e due della serie prequel degli <i>Animali Fantastici</i>), vari videogiochi, parchi a tema, uno spettacolo teatrale e un sito web, <i>Pottermore</i>, pieno zeppo di materiale narrativo inedito. Anche senza considerare i prodotti dei fan (fan film, fan fiction, fanart) e tutto il materiale non ufficiale, il corpus narrativo si è dilatato a dismisura. La storia dei romanzi originali è diventata molto di più: è finita per diventare un <i>media franchise</i>, ovvero il marchio di un universo (il “Wizarding World”) che è fonte inesauribile di storie. Lo stesso è avvenuto per <i>Il Signore degli Anelli</i>, <i>Star Wars</i>, <i>Il Trono di Spade</i> e i fumetti della Marvel, per citare gli esempi più conosciuti (i “pesci grossi”).</p><p>Il loro essere media franchise, ovvero la capacità di essere economicamente proficue, permette a queste storie di espandersi, gonfiarsi, anche quando la forza del materiale di partenza si è esaurita o quando il nuovo filo narrativo non ha conservato la potenza della narrazione originale. Ognuno ha in mente i propri esempi di diramazioni di storie che non vanno da nessuna parte. Ed è questo uno dei maggiori problemi delle “storie infinite”, anche quando sono immersive e grandiose: <b>hanno confini dettati dalla loro capacità di essere redditizie, e non di essere “buone storie”.</b></p><p><b>Per fortuna ogni storia finisce, ed è giusto così.</b> Il nostro tempo è finito e non abbiamo tempo per storie infinite, anche quando il loro immaginario fa un sacco di soldi.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}}]},"tags":{"edges":[{"node":{"frontmatter":{"name":"la-storia-infinita","label":"La storia infinita"}}}]}},"pageContext":{"slug":"la-storia-infinita","pageNumber":0,"humanPageNumber":1,"skip":0,"limit":8,"numberOfPages":1,"previousPagePath":"","nextPagePath":""}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}