{"componentChunkName":"component---src-templates-tag-page-js","path":"/tag/storie","result":{"data":{"results":{"totalCount":8,"edges":[{"node":{"frontmatter":{"title":"","date":null,"author":null,"slug":null,"tags":null,"thumbnail":null},"html":"","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Tutti gli scrittori maledetti di Stephen King","date":"2021-04-11T15:01:19.127Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"tutti-gli-scrittori-maledetti-di-stephen-king","tags":[{"frontmatter":{"name":"cinema","label":"Cinema"}},{"frontmatter":{"name":"Stephen King","label":"Stephen King"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"libri","label":"Libri"}},{"frontmatter":{"name":"Playlist","label":"Playlist"}}],"thumbnail":"/johnny-depp-secret-window.png"},"html":"<p><strong><em>Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il mestiere di scrivere.</em></strong></p>\n<p><em>N.B. Nel rispetto di tutti i lettori, e in particolare di quelli che sono in cerca di nuovi romanzi da leggere o film da vedere, ho cercato di mantenere questo articolo il più possibile</em> spoiler-free<em>.</em></p>\n<p><strong>Stephen King</strong> è il più celebre autore di letteratura horror di sempre. Ha dato alla luce <strong>più di 50 romanzi e 400 racconti</strong>, raccogliendo un enorme successo popolare, e la fama dei suoi libri, condizionata anche dalle innumerevoli trasposizioni di cui sono stati oggetto, si deve soprattutto alla sua capacità di raccontare con profondità le diverse condizioni umane e di costruire personaggi indimenticabili. Nonostante egli sia un grande appassionato di cinema, musica e televisione, il suo mezzo espressivo d’elezione - manco a dirlo- è <strong>la scrittura</strong>, con la quale egli ha costruito il suo vastissimo immaginario e realizzato il suo successo lavorativo.</p>\n<p>Ciò detto, non stupisce che, all’interno dei suoi romanzi, lo scrivere sia divenuto, a più riprese, oltre che medium, anche oggetto della narrazione: <strong>raccontare <em>lo scrivere</em> attraverso <em>la scrittura</em></strong>. In alcuni dei suoi romanzi più fortunati, infatti, il protagonista si trova proprio alle prese con la scrittura, e in particolare con la scrittura di romanzi. Come se l’attività maggiormente riuscita di Stephen King - o la più necessaria - fosse <strong>raccontare sé stesso e le varie declinazioni del proprio lavoro</strong>, sovrapponendo i suoi pensieri e i suoi timori  a quelli dei personaggi; realizzando, così, <strong>la più necessaria delle empatie, ovvero quella che uno scrittore deve riservare alle proprie creature</strong>.</p>\n<p>Da Jack Torrance a Paul Sheldon, passando per Bill Denbrough e Mort Rainey, sono diversi i personaggi che hanno incarnato, all’interno dei romanzi del maestro dell’orrore, <strong>il mestiere di scrivere, le sue angoscie e i suoi timori</strong>, dando voce, con ogni probabilità, agli incubi che lo stesso Stephen King, in quanto scrittore, ha vissuto in prima persona.</p>\n<p><img src=\"/jack-nicholson-the-shining.png\" alt=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\" title=\"Jack Nicholson in Shining (1980)\"></p>\n<p><em>Jack Nicholson in</em> Shining <em>(1980)</em></p>\n<p><strong>Jack Torrance (<em>Shining</em>), lo scrittore in cerca di stimoli</strong></p>\n<p>Costantemente in lotta con le proprie vicende personali, alle prese con il rimorso e con le conseguenze di quella che definisce una vita “ingiusta” per sé stesso, <strong>Jack Torrance</strong> è uno dei tre memorabili protagonisti di <strong><em>Shining</em></strong>, il romanzo del 1977. Reso noto soprattutto dal film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, il libro racconta le vicende di un ex-insegnante che, divenuto guardiano invernale dell’Oveerlook Hotel, si trova a passare un lungo inverno isolato con la sua famiglia, impegnato nella <strong>scrittura di un libro che dovrebbe consacrarlo definitivamente ma che stenta a decollare</strong>. Finché la vicenda prende una piega molto diversa dal previsto.</p>\n<p><img src=\"/bruce-willis-misery.png\" alt=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\" title=\"Bruce Willys nella piece teatrale di Misery (2015)\"></p>\n<p><em>Bruce Willys nella piece teatrale di</em> Misery <em>(2015)</em></p>\n<p><strong>Paul Sheldon (<em>Misery</em>), lo scrittore sfortunato</strong></p>\n<p><strong>Paul Sheldon</strong> è il <strong>popolare scrittore di romanzi protagonista di <em>Misery</em></strong>, il romanzo del 1987. A differenza di Jack Torrance, Paul è <strong>uno scrittore di successo, che sente però troppo stretto il ruolo nel quale il mercato editoriale e il pubblico lo hanno relegato</strong>. La vicenda prende il via quando Paul, vittima di un brutto incidente stradale, si risveglia nella casa della sua salvatrice: Annie Wilkies. Accidentalmente, Annie è la <strong>fan numero uno</strong> di Paul, o meglio di Misery Chastain, l’eroina dei suoi romanzi. Anche questo libro è stato reso famoso da un film, del 1990, che è valso l’oscar alla protagonista femminile Kathy Bates.</p>\n<p><img src=\"/james-mcavoy-it-chapter-2.png\" alt=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\" title=\"James McAvoy in It - Capitolo 2 (2019)\"></p>\n<p><em>James McAvoy in</em> It - Capitolo 2 <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bill Denbrough (<em>It</em>), lo scrittore fortunato</strong></p>\n<p><strong>Bill Denbrough</strong> è uno dei protagonisti di <strong><em>It</em></strong>, il <strong>romanzo del 1986 considerato il capolavoro del Re</strong>. Bill è uno dei Perdenti che, nell’estate del 1958, si trova a fronteggiare l’entità oscura che prende il nome di It e che, nelle sue vesti preferite, ovvero quelle del clown Pennywise, semina terrore nelle cittadina di Derry. Da adulto, Bill si trasforma in <strong>uno scrittore di successo che, tuttavia, non ha mai scritto un finale decente per nessuno dei suoi libri</strong>.</p>\n<p><img src=\"/johnny-depp-secret-window-2.png\" alt=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\" title=\"Johnny Depp in Secret Window (2004)\"></p>\n<p><em>Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>\n<p><strong>Mort Rainey (<em>Finestra segreta, giardino segreto</em>), lo scrittore che copia</strong></p>\n<p><strong>Mort Rainey</strong> è il protagonista del racconto <strong><em>Finestra segreta, giardino segreto</em></strong> (dalla raccolta di racconti <em>Quattro dopo mezzanotte</em>, del 1990) ed è <strong>uno scrittore di romanzi horror</strong> che, appena divorziato, si trasferisce in solitudine in una casa nel bosco. Quando una mattina <strong>un uomo di nome John Shooter bussa alla sua porta, sostenendo di avere la paternità di uno dei suoi racconti</strong>, per Mort cominciano i guai. Il racconto è stato trasporto in un film del 2004 con protagonista Johnny Depp.</p>\n<p><img src=\"/timothy-hutton-la-meta-oscura.png\" alt=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\" title=\"Timothy Hutton in La metà oscura (1993)\"></p>\n<p><em>Timothy Hutton in</em> La metà oscura <em>(1993)</em></p>\n<p><strong>Thad Beaumont (<em>La metà oscura</em>), lo scrittore e il suo pseudonimo</strong></p>\n<p>In questo caso siamo alle prese con un autore di romanzi impegnativi, <strong>Thad Beaumont</strong>, che <strong>scrive opere più commerciali e di successo sotto lo pseudonimo di George Stark.</strong> Inutile dire che alla finequalcosa, in questo equilibrio, si rompe.</p>\n<p><strong>Lo stesso King scrisse diverse storie</strong>, negli anni ‘70, <strong>sotto lo pseudonimo di Richard Bachman</strong>. Quando <strong>la sua identità venne finalmente scoperta</strong>, egli scrisse La metà oscura (1989).</p>\n<p><img src=\"/victoire-du-bois-marianne.png\" alt=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\" title=\"Victoire Du Bois in Marianne (2019)\"></p>\n<p><em>Victoire Du Bois in</em> Marianne <em>(2019)</em></p>\n<p><strong>Bonus Track - Emma Larsimon (<em>Marianne</em>), la scrittrice funesta</strong></p>\n<p><strong>Emma Larsimon</strong> <strong>non è un personaggio di Stephen King</strong>, ma la serie tv francese di Netflix di cui è protagonista, <em>Marianne</em> (2019), <strong>potrebbe benissimo essere stata trasposta da un romanzo del Re</strong>, tanto ne contiene i temi e lo spirito. Stephen King, in un suo tweet, l’ha descritta così:</p>\n<blockquote>\n<p>\"Se rientri tra i folli - come me - che amano essere spaventati, Marianne (Netflix) fa al caso tuo. Ci sono frammenti di umorismo che trasmettono un'atmosfera alla Stranger Things. E ha anche (lo dico con tutta la dovuta modestia) un'atmosfera alla Stephen King.\"</p>\n</blockquote>\n<p>Emma Larsimon è <strong>una scrittrice di successo che, una volta tornata nella sua città natale, scopre che lo spirito malvagio protagonista dei suoi romanzi sta minacciando il mondo reale</strong>. </p>\n<p><strong>Perfetta per la nostra playlist.</strong><br>\n<br>\n<em>In copertina: Johnny Depp in</em> Secret Window <em>(2004)</em></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"Jack Torrance, Paul Sheldon, Bill Denbrough e gli altri. Tutti i personaggi di Stephen King che condividono, con il Re del brivido, il…"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Ogni storia è un atto di ribellione","date":"2021-04-05T17:17:23.472Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"ogni-storia-e-un-atto-di-ribellione","tags":[{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}}],"thumbnail":"/herman-melville-moby-dick-illustration-by-rockwell-kent.jpg"},"html":"<p><strong>___</strong></p>\n<p><strong>Ogni storia è un atto di ribellione.</strong></p>\n<p>È un corpo che si sveglia, una mattina, e si oppone allo stato delle cose nel mondo.</p>\n<p>Ogni corpo è un atto di ribellione. Una ribellione che si realizza nel trasformare l’energia latente dell’universo e farla propria, asservirla ai propri bisogni.  Nello stabilire il confine del proprio corpo rispetto al mondo e difendere quel confine. La vita che si scontra con l’equilibrio del cosmo, che lo disfa e vi si inserisce, con prepotenza; che cambia lo stato della materia e delle cose, sfuggendo alla morte e al ritorno dell’equilibrio.</p>\n<p>Così ogni storia, quando nasce, include al proprio interno una volontà difforme rispetto al naturale andamento delle cose, una trasformazione voluta, desiderata, dello status quo. Romeo desidera Giulietta, il popolo il disfacimento dell’Ancien Régime, Achab la sua vendetta sulla Balena Bianca. Ciascuno organizza la propria resistenza nei confronti del mondo, opponendosi alla morte e all’assenza di volontà.</p>\n<p>Finché la storia si conclude, la volontà si dissolve, la lotta finisce lasciando spazio al ritorno di un nuovo equilibrio.</p>\n<p>Contrazione e poi rilassamento.</p>\n<p>Sistole, e poi diastole.</p>\n<p>-S</p>\n<p><img src=\"/rockwell-kent-moby-dick1.png\" alt=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\" title=\"Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent\"></p>\n<p><em>Il Capitano Achab - Illustrazone di Rockwell Kent</em></p>\n<p><em>Sopra: particolare di illustrazione di Rockwell Kent - Moby Dick</em></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"___ Ogni storia è un atto di ribellione. È un corpo che si sveglia, una mattina, e si oppone allo stato delle cose nel mondo. Ogni corpo è…"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Il debito narrativo, la lezione di Tolkien dimenticata da Benioff e Weiss","date":"2019-05-19T17:58:06.198Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"debito-narrativo","tags":[{"frontmatter":{"name":"narrazione","label":"Narrazione"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"il-signore-degli-anelli","label":"Il Signore degli Anelli"}},{"frontmatter":{"name":"game-of-thrones","label":"Game of Thrones"}},{"frontmatter":{"name":"il-trono-di-spade","label":"Il Trono di Spade"}},{"frontmatter":{"name":"jrr-tolkien","label":"J.R.R.Tolkien"}},{"frontmatter":{"name":"serie-tv","label":"Serie tv"}}],"thumbnail":"/debiti-narrazione.jpg"},"html":"<p><b><i>Per fare in modo che l'ultima stagione di </i>Game of Thrones<i> fosse all'altezza delle aspettative, agli showrunner sarebbe bastato seguire una semplice regola: tutti i debiti della narrazione vanno onorati.</i></b></p>\n<p><b>Game of Thrones</b> si conclude domani.</p>\n<p><b>Finalmente.</b></p>\n<p>Le ultime puntate dell’ottava stagione sono state <b>commentate con un’insoddisfazione generale</b> dal pubblico, dalla critica, da alcuni membri del cast e addirittura da George R. R. Martin, lo scrittore de <i>Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco</i>, che è il ciclo di libri dai quali la serie è tratta. </p>\n<p>E se un sito web come <b>Rotten Tomatoes</b> ha assegnato agli ultimi tre episodi andati in onda un punteggio del 75%, del 57% e del 47% (una disfatta senza precedenti) è evidente come la gloriosa nave <i>Game of Thrones</i>, varata in pompa magna nel 2011, stia tornando al molo nove anni dopo facendo acqua da tutte le parti. <b>E non mi si venga a dire che un fenomeno televisivo senza precedenti come quello di <i>Game of Thrones</i> non poteva che finire con l’insoddisfazione di qualcuno</b>, perché di saghe ne abbiamo ormai viste finire già più di qualcuna <b>senza che ci lasciassero un tale amaro in bocca.</b></p>\n<p>La verità è questa: <b>sarebbe stato difficile, anche impegnandosi, scontentare tutti in maniera così omogenea</b>, e i colpevoli di questa <i>débâcle</i> hanno un nome e un cognome: quello degli showrunner <b>David Benioff</b> e <b>Daniel Brett Weiss</b>, ovvero chi ha scritto le ultime stagioni.</p>\n<p>Non mi si vengano a riferire frasi fatte alla <i>the higher you go, the harder you fall</i>, perché qui <b>il problema non è stato il rischiare troppo in termini di scrittura televisiva</b>. Il problema sono state le<b> enormi mancanze e l’incuria nella scrittura delle ultime due stagioni </b>di una serie televisiva che fin ora è stata <b>la più seguita e amata di sempre</b>. Un fatto che mette molta tristezza al sottoscritto e a tutti coloro che hanno impiegato un grande investimento emotivo nei confronti del <i>Trono di Spade</i>, rendendolo materia di discussione e parte della propria vita da qualche anno a questa parte. Ormai è chiaro: noi spettatori/fan, il cast e di sicuro tutti coloro i quali hanno lavorato allo show con impegno e dedizione <b>ci meritavamo qualcosa di meglio</b>, perché <b>il finale è sempre la cosa più difficile, ma anche la cosa più importante di una storia</b>.</p>\n<p>In questo articolo vorrei soffermarmi su uno degli aspetti che hanno reso quest’ultima stagione così <b>detestabile</b>.</p>\n<p>Se avete seguito la vicenda, già sarete al corrente di alcuni buchi di trama, inesattezze e passaggi troppo affrettati che sono stati messi in luce qua e là da varie parti, ma qui vorrei parlare di altro. <b>Perché questa storia ha fatto una delle cose peggiori che possono fare le storie: ha mancato di onorare i propri “debiti narrativi”.</b> </p>\n<p>L’espressione <b>“debiti narrativi”</b> proviene da una lettera di J. R. R. Tolkien scritta nel 1957. Egli racconta come l’ultimo volume de <i>Il Signore degli Anelli</i> sia stato il più difficile da scrivere a causa dei molti debiti narrativi che aveva accumulato fino a quel momento nei due libri precedenti. Un’efficace definizione di questi “debiti narrativi” di cui parla Tolkien, ripresa dall’introduzione di una raccolta di saggi sulla trilogia di Peter Jackson<sup>1</sup>, è la seguente:</p>\n<blockquote><p><i>Scene che devono apparire più tardi nell’ordine narrativo al fine di collegarsi con promesse fatte in precedenza nella storia, riducendo il numero di punti in sospeso e di elementi irrisolti.</i></p></blockquote>\n<p>Si tratta di <b>un principio fondamentale della narrazione</b> conosciuto da tutti quelli che si occupano di storie, riassunto anche dalla famosa frase di Anton Checov:</p>\n<blockquote><p><i>Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.</i></p></blockquote>\n<p>Una regola da non trasgredire che dice, in sostanza, che <b>nell’economia di una storia ogni cosa deve esistere per assolvere a una funzione precisa</b>.</p>\n<p>Tolkien, nello scrivere il suo finale ha voluto rispettare tutti i “contratti” che aveva stipulato con il lettore, perché sapeva che <b>in una buona narrazione tutti gli elementi devono avere una propria risoluzione</b>.</p>\n<p>Per capirci, prendiamo da <i>Il Signore degli Anelli</i> degli <b>esempi di \"debiti narrativi\" che Tolkien ha onorato correttamente</b>. Ne <i>La Compagnia dell’Anello</i> Galadriel fa <b>due regali particolari a Frodo e a Sam</b> (due regali che, a differenza di quelli fatti agli altri membri della Compagnia non sono di utilità immediata). A Frodo regala una fiala d’acqua del suo specchio, al cui interno è conservata la luce della Stella di Eärendil, per le ore più buie del viaggio del Portatore, mentre a Sam regala una scatolina con la polvere di Lórien per concimare la terra della Contea, una volta tornato a casa.</p>\n<p>L’intero passaggio sarebbe, con il senno di poi, per il lettore molto insoddisfacente se questi due oggetti non si rivelassero <b>utili</b> entro la fine del racconto e se venissero in qualche modo “dimenticati” dal narratore, ma questo non succede. Prima che si concludano le pagine de <i>Il Ritorno del Re</i> si presenta il bisogno di usare entrambi gli oggetti: si servono della fiala nella buia tana di Shelob e della polvere una volta tornati nella Contea (nel frattempo resa arida dal male di Saruman). Nello scoprire che l’evento originale (il dono da parte di Galadriel) è stato necessario per la risoluzione di eventi successivi, questi debiti narrativi vengono onorati. Lo stesso avviene con la cotta di Mithril donata a Frodo da Bilbo, che gli salverà la vita.</p> \n<p><b>Ma il debito narrativo non riguarda solo gli “oggetti di scena”</b> (come la pistola di Cechov)</b>. <b>Qualsiasi elemento della narrazione, infatti, è oggetto di promessa.</b> Seguendo la stessa logica, è evidente come Aragorn dovesse impugnare ad un certo punto la spada spezzata Narsil e diventare Re, o come Gollum dovesse a un certo punto della storia rivelarsi tanto minaccioso quanto cruciale per la distruzione dell’Anello.</p>\n<p><b>Ma veniamo al nostro <i>Trono di Spade</i>.</b> Durante una serie TV di otto stagioni si fanno <b>una gran quantità di promesse</b>. Quando queste non vengono rispettate il pubblico è giustamente autorizzato a parlare di <i>plot holes</i>, buchi di sceneggiatura, o a denunciare <i>loose ends</i>, personaggi e situazioni che, alla fine, non sono serviti a nulla o non hanno rispettato le promesse fatte dalla loro propria esistenza nella narrazione. Un caso plateale in cui questo avvenne fu la serie <i>Lost</i>.<p>\n<p>Ne <i>Il Trono di Spade</i> era evidente che, a un certo punto della storia, Sandor Clegane – aka “il Mastino” - avrebbe affrontato il fratello Gregor, “la Montagna”, dopo che <b>il loro rapporto conflittuale</b> è stato messo in piedi nell’arco di tutto questo tempo. Era un debito narrativo che è stato onorato. Ci sono però, in quest'ultima stagione, delle risoluzioni che, a mio avviso, non sono state soddisfacenti rispetto alla loro preparazione.</p>\n<p>Un esempio è la <b>storyline di Varys</b>: bel personaggio tenuto in vita per otto stagioni (anche se <i>in panchina</i> per le ultime quattro) e il cui contributo, a conti fatti, è stato irrisorio (l'invio delle lettere sulla reale identità di Jon Snow non è nulla che altri personaggi non avrebbero potuto fare). La sua <i>backstory</i>, accennata in passato e mai più ripresa, ci ha lasciato solamente con delle domande. Cosa diceva la voce nel fuoco la notte in cui il futuro Ragno Tessitore fu mutilato? Non lo sappiamo.</p>\n<p>Anche la <b>risoluzione di Arya Stark</b>, che non ha avuto l'ultimo scontro con la sua nemesi Cersei (mentre ha ucciso indebitamente il Re della Notte, personaggio con il quale non aveva avuto nulla da spartire fino a quel momento) ha lasciato un <b>senso di insoddisfazione</b>. Il <b>repentino mutamento caratteriale di Daenerys</b>, poi, è stata una delle cose più difficili da digerire: affrettato, gratuito, non dovuto.</p>\n<p>Fra i motivi della <b>mancanza di equilibrio tra i debiti narrativi e le loro risoluzioni</b> ci sono probabilmente il <b>venir meno dei testi originali</b> e l’<b>accorciamento eccessivo delle ultime stagioni</b>, che avrebbero avuto bisogno di un tempo maggiore per esprimere tutto il potenziale costruito in tanti anni di lavoro. Andare incontro alla delusione dei fan era uno dei tanti finali possibili, ma non l'unico.</p>\n<p>Gli intrighi e i tradimenti sono stati da sempre uno degli elementi centrali della trama di <i>Game of Thrones</i>, ma mai avremmo aspettato che l’<b>ultimo tradimento</b> sarebbe stato fatto proprio a noi, fedeli spettatori dello show.</p>\n<p><b>Un colpo di scena.</b></p>\n<p><b>P. S.</b> Vi segnalo due contenuti particolarmente interessanti su quest’ultima stagione: gli ultimi video del canale di PSA Stitch (\"Why Season 8 of Game of Thrones Doesn't Work” <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=_KoScPK00P0\" target=\"_blank\">Part 1</a> e <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=wuiNRpeqg3A\" target=\"_blank\">Part 2</a>) e il brillante articolo di Scientific American “<a href=\"https://blogs.scientificamerican.com/observations/the-real-reason-fans-hate-the-last-season-of-game-of-thrones/\" target=\"_blank\">The Real Reason Fans Hate the Last Season of <i>Game of Thrones</i></a>”<p>\n<p><sup>1</sup> <i>Picturing Tolkien. Essays on Peter Jackson’s </i>The Lord of the Rings<i> Film Trilogy</i> a cura di Janice M. Bogstad e Philip E. Kaveny</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"1 Picturing Tolkien. Essays on Peter Jackson’s The Lord of the Rings Film Trilogy a cura di Janice M. Bogstad e Philip E. Kaveny"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"The Journey of the Iron Throne","date":"2019-05-15T17:05:17.912Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"iron-throne","tags":[{"frontmatter":{"name":"schemino","label":"Schemino"}},{"frontmatter":{"name":"game-of-thrones","label":"Game of Thrones"}},{"frontmatter":{"name":"il-trono-di-spade","label":"Il Trono di Spade"}},{"frontmatter":{"name":"daenerys","label":"Daenerys"}},{"frontmatter":{"name":"jon-snow","label":"Jon Snow"}},{"frontmatter":{"name":"personaggi","label":"Personaggi"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"serie-tv","label":"Serie tv"}}],"thumbnail":"/schemino_got.jpg"},"html":"<p><b><i>Dal </i>Ciclo di Avalon<i> alla ricetta della Burrobirra: tutto quanto può essere spiegato con uno schemino.</i></b></p>\n<p>In attesa del <i>series finale</i> di lunedì, lo #schemino di questo mese è dedicato a tutti coloro che si sono seduti sullo \"scomodo sedile\" dall'inizio de <i>Il Trono di Spade</i>. Chi si siederà sullo scranno dei Sette Regni la prossima settimana?</p>\n<p><img src=\"/schemino_got.jpg\" alt=\"infografica-game-of-thrones\"></p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"infografica-game-of-thrones"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"L'araldica nel fantasy","date":"2019-05-12T14:51:28.345Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"araldica-fantasy","tags":[{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"medioevo","label":"Medioevo"}},{"frontmatter":{"name":"storia","label":"Storia"}}],"thumbnail":"/araldi-fantasy.jpg"},"html":"<p><b><i>Nei fantasy con ambientazione medievale, da </i>Il Signore degli Anelli<i> a </i>Harry Potter<i> passando per </i>Il Trono di Spade<i>, in cui sono un elemento centrale dell’universo, l’utilizzo degli stemmi araldici è molto frequente.</i></b></p>\n<p>Se ci sono branche di studi che mi hanno sempre affascinato, sono quelle che, in generale, si occupano di catalogare e ordinare gli elementi. Tra queste, in particolare, ce ne è una all’interno della quale sarei in grado di perdermi per ore: l’<b>araldica</b>. Se non lo sapete, si tratta dello <b>studio degli stemmi</b>, ovvero quegli elementi grafici utilizzati per identificare una persona, una famiglia, un gruppo di persone o un’istituzione. L’araldica si è sviluppata in Europa nel medioevo ed è stata utilizzata principalmente dall’aristocrazia e dal clero, che <b>adottavano simboli di riconoscimento per distinguersi dagli altri</b> (come oggi fanno i brand utilizzando i marchi o i loghi).</p>\n<p>L’araldo, o stemma, era composto da vari elementi. Innanzitutto c’era lo scudo, che di solito ne era il supporto e poteva avere varie forme; su di esso, poi, erano disposti dei disegni (in gergo chiamati <i>carichi</i>) organizzati su una campitura di colore unica o a varie partizioni. <b>Ogni elemento dell’araldo</b>, che sia astratto o figurativo, così come avviene con il logo moderno, <b>aveva un determinato significato simbolico ed era legato alla storia del gruppo o della persona che voleva raffigurare, oppure ne descriveva una particolare qualità.</b> L’araldo poteva essere accompagnato, quindi, da un determinato <b>motto</b>, che aveva la stessa funzione. </p>\n<p><b>Il fantasy, in quanto a genere che spesso propone il medioevo come ambientazione, fa largo uso di questi stemmi.</b> Sono diventati, in alcuni casi, elementi portanti di determinati immaginari. In questo articolo daremo un occhiata all’utilizzo di stemmi all’interno di tre opere fantasy tra le più conosciute: <i>Il Signore degli Anelli</i>, </i>Harry Potter</i> e <i>Il Trono di Spade</i>.</p>\n<p><b>Il Signore degli Anelli</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_1.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi fantasy\"></p>\n<p><b>Nella Terra di Mezzo l’araldica è un elemento importante.</b> Tolkien, infatti, non aveva curato solo gli aspetti linguistici del suo <i>epic fantasy</i>, ma aveva anche realizzato di proprio pugno i caratteri degli alfabeti (runici ed elfici) e alcune delle illustrazioni, giudicando importante l’accompagnamento del testo con immagini e disegni. Nel suo mondo, di ispirazione celtica e medievale, le varie fazioni sono dotate di stemmi propri, impressi sulle armature e ricamati sugli stendardi, che aiutano l’identificazione della provenienza. In figura vediamo lo stemma di Gondor (1), ovvero l’albero bianco sormontato dalla corona del Re e dalle sette stelle a cinque punte (i palantir), lo stemma di Rohan (2), regno abitato dai Rohirrim, “Signori dei Cavalli” e infine lo stemma di Sauron (3), ovvero l’occhio della torre di Barad-dûr, e la mano bianca (4), emblema di Saruman e delle forze di Isengard.</p>\n<p><b>Harry Potter</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_2.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi-fantasy\"></p>\n<p>Anche se Harry Potter non ha un’ambientazione medievale, ma è ambientato negli anni Novanta del secolo scorso, nel ciclo di film (e di libri) ci sono molti stemmi. Per lo più questi sono di provenienza medievale (nella finzione del libro, l’anno di costruzione della scuola di magia e stregoneria Hogwarts è il 993 d.C.) o comunque molto antica. <b>Gli stemmi in <i>Harry Potter</i> sono quanto di più fantasioso</b>: in figura lo stemma di Hogwarts (5), con il suo motto “Draco dormiens nunquam titillandus” (in latino “non stuzzicare il drago che dorme”) e gli stemmi delle cinque casate (6-9) hanno raffigurati degli animali. Anche le altre scuole presenti nel libro hanno i propri stemmi: in quello di Beauxbatons (10) ci sono due bacchette d’oro messa l’una sull’altra, ognuna delle quali spara tre stelle, mentre in quello di Durmstang (11) è rappresentata l’aquila a due teste.</p>\n<p><b>Le famiglie di origine nobile presenti nel libro hanno anch’esse uno stemma.</b> Nello stemma della famiglia Black (12), ad esempio, sono presenti tre corvi e una mano che impugna una bacchetta. Il loro motto, “Toujours Pur”, significa “sempre puri” e fa riferimento alle origini purosangue della famiglia.</p>\n<p><b>Il Trono di Spade</b></p>\n<p><img src=\"/araldi-fantasy_3.jpg\" alt=\"araldi-fantasy\" title=\"araldi-fantasy\"></p>\n<p><b>Nel <i>Trono di Spade</i> gli stemmi di famiglia sono uno degli elementi più importanti della narrazione</b>: nel romanzo sono innumerevoli, mentre, nella serie, quelli principali sono almeno dieci. <b>Sono corredati da un motto e rappresentano l’animale o l’elemento simbolo della famiglia</b>, come il metalupo grigio su sfondo bianco nel caso degli Stark (13), il leone dorato nel caso dei Lannister (14) o il drago a tre teste nel caso dei Targaryen (15). Inoltre, <b>possono essere soggetti a rivisitazioni</b>, come nel caso del marchio di Jon Snow che, essendo un figlio illegittimo, ha lo stemma degli Stark con i colori dello sfondo e del metalupo invertiti, o lo stemma di Stannis Baratheon (16) che rivisita lo stemma di casa Baratheon aggiungendo un cuore infuocato (simbolo della venerazione nei confronti del Signore della Luce) allo stemma originale del cervo con la corona.</p>\n<p>Altrettanto interessante sarebbe, poi, <b>analizzare non solo quanto l’araldica sia entrata nel fantasy</b>, ma <b>quanto il fantasy sia entrato nell’araldica del nostro passato</b>. È proprio dall’araldica medievale, infatti, che ci sono giunte molte delle rappresentazioni degli animali fantastici e mitologici che conosciamo oggi, come il drago, l’unicorno e il grifone.<p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":"Il Signore degli Anelli araldi-fantasy Harry Potter araldi-fantasy Il Trono di Spade araldi-fantasy"}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Perché le nostre saghe sono sempre più “infinite” e non vanno da nessuna parte","date":"2019-04-19T17:07:37.812Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"storie-infinite","tags":[{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}},{"frontmatter":{"name":"la-storia-infinita","label":"La storia infinita"}},{"frontmatter":{"name":"michael-ende","label":"Michael Ende"}},{"frontmatter":{"name":"narrazione","label":"Narrazione"}},{"frontmatter":{"name":"franchise","label":"Franchise"}}],"thumbnail":"/neverending-story.jpg"},"html":"<p><b><i>Le storie, grazie all’invenzione dei media franchise, hanno aumentato enormemente la loro capacità di espandersi nel tempo e nello spazio. Ma una storia non può - e non deve - essere infinita.</i></b></p><blockquote><p><i>“Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta” – Michael Ende</i></p></blockquote><p>Quarant’anni fa Michael Ende pubblicò il romanzo fantastico <i>La storia infinita</i>. Di esso, molti di noi ricorderanno soprattutto l’omonimo adattamento cinematografico del 1984, che è stata tra le pellicole fantastiche di maggior successo di quegli anni. <i>La storia infinita</i> è una vera perla della letteratura fantasy – un metaromanzo (vale a dire, un “libro nel libro”) – con una cornice narrativa complessa e un impianto generale che è già poetico nel suo apparire, così com’è strutturato. Ognuno dei 26 capitoli, infatti, inizia con una delle altrettante lettere dell’alfabeto tedesco, in ordine dalla A alla Z.</p><p><b>Nonostante il titolo, il romanzo - <i>ça va sans dire</i> - non è affatto infinito.</b> Nel Regno di Fantàsia, principale ambientazione del libro, tutte le storie devono avere una fine, e nonostante ogni storia ne contenga un’altra, in un circolo senza fine, Michael Ende non ha mai scritto un seguito o un ampliamento della sua opera. Così, egli ammette che ci sono innumerevoli “altre storie” che si dovranno raccontare “un’altra volta”, ma che resteranno fuori dalle vicende raccontate dall’autore. Paradossalmente, ne <i>La storia infinita</i> c’è un grande senso di finitezza: ogni chiusura potrebbe essere un incipit per una nuova narrazione, ma noi seguiamo l’avventura di Bastiano, il protagonista del libro, perché la <i>sua</i> storia deve essere finita (dalla A alla Z, appunto). Solo il Regno di Fantàsia non ha confini nello spazio e nel tempo ed ha quindi una <i>storia infinita</i>.</p><p>Oggi la massima aspirazione che ha ogni storia è quella di essere infinita. <b>Infatti le grandi saghe, quelle di successo, non hanno confini</b>: né nello spazio, poiché vengono raccontate ovunque e diffuse con un gran numero di mezzi (libri, film, fumetti, serie tv), né nel tempo, poiché possono essere raccontate un numero infinito di volte e sembrano non concludersi mai. Non ci sono confini nemmeno <i>dentro</i> le storie: ogni spazio e ogni tempo dell’universo, infatti, è esplorabile tramite sequel, prequel e spin-off. Ogni personaggio secondario, ogni dettaglio, ogni periodo ha il suo momento e il suo potenziale per essere raccontato.</p><p>I grandi fenomeni narrativi di massa degli ultimi anni sono tutti così.</p><i>Harry Potter</i> è iniziato con la pubblicazione di sette romanzi e tre <i>pseudobiblia</i> tra il 1997 e il 2007, che hanno poi dato vita a una delle serie cinematografiche più redditizie di sempre, composta fin ora di dieci film (otto della serie originale e due della serie prequel degli <i>Animali Fantastici</i>), vari videogiochi, parchi a tema, uno spettacolo teatrale e un sito web, <i>Pottermore</i>, pieno zeppo di materiale narrativo inedito. Anche senza considerare i prodotti dei fan (fan film, fan fiction, fanart) e tutto il materiale non ufficiale, il corpus narrativo si è dilatato a dismisura. La storia dei romanzi originali è diventata molto di più: è finita per diventare un <i>media franchise</i>, ovvero il marchio di un universo (il “Wizarding World”) che è fonte inesauribile di storie. Lo stesso è avvenuto per <i>Il Signore degli Anelli</i>, <i>Star Wars</i>, <i>Il Trono di Spade</i> e i fumetti della Marvel, per citare gli esempi più conosciuti (i “pesci grossi”).</p><p>Il loro essere media franchise, ovvero la capacità di essere economicamente proficue, permette a queste storie di espandersi, gonfiarsi, anche quando la forza del materiale di partenza si è esaurita o quando il nuovo filo narrativo non ha conservato la potenza della narrazione originale. Ognuno ha in mente i propri esempi di diramazioni di storie che non vanno da nessuna parte. Ed è questo uno dei maggiori problemi delle “storie infinite”, anche quando sono immersive e grandiose: <b>hanno confini dettati dalla loro capacità di essere redditizie, e non di essere “buone storie”.</b></p><p><b>Per fortuna ogni storia finisce, ed è giusto così.</b> Il nostro tempo è finito e non abbiamo tempo per storie infinite, anche quando il loro immaginario fa un sacco di soldi.</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}},{"node":{"frontmatter":{"title":"Aprire porte, chiudere porte, creare mondi","date":"2019-04-10T16:11:35.367Z","author":"Simone Schiaffella","slug":"aprire-chiudere-porte","tags":[{"frontmatter":{"name":"fantasy","label":"Fantasy"}},{"frontmatter":{"name":"jrr-tolkien","label":"J.R.R.Tolkien"}},{"frontmatter":{"name":"il-signore-degli-anelli","label":"Il Signore degli Anelli"}},{"frontmatter":{"name":"lo-hobbit","label":"Lo Hobbit"}},{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}},{"frontmatter":{"name":"riflessioni","label":"Riflessioni"}}],"thumbnail":"/howe_illustration_tolkien.jpg"},"html":"<p><b><i>La porta, nelle storie fantasy, è il luogo dove inizia l’</i>altrove<i> e la metafora più evidente del cambiamento. Attraversare una porta, però, non significa solo muoversi da uno spazio all'altro, ma rappresenta anche un passaggio ideale, ovvero il compiersi di una metamorfosi soggettiva.</i></b></p>\n<p>Quando Bilbo Baggins, all'inizio de <i>Lo Hobbit</i>, decide di seguire lo stregone Gandalf e i nani nell'impresa della riconquista della loro terra natìa Erebor, deve compiere un'azione all'apparenza molto banale: varcare il confine di casa Baggins. Per il piccolo hobbit, però, abituato alle cose semplici, farlo non significa solo attraversare l'uscio circolare e chiudere la porta dietro di sé, ma affrontare le proprie insicurezze. Egli deve lasciarsi alle spalle ciò che è familiare per inseguire ciò che è ignoto, in uno sforzo di volontà che oggi chiameremmo \"uscire dalla propria comfort zone\".</p> \n<p>Un po' come è avvenuto per questo blog, dalle prime fasi di gestazione alla sua venuta al mondo, la porta (ovvero l’inizio, la partenza) è stata la parte più lunga del viaggio - \"Porta itineris dicitur longissima est\", come recita il detto latino. È stato il primo, vero \"collo di bottiglia\" da superare: tutte quelle abitudini, ritrosie e incertezze nelle quali siamo asserragliati e delle quali dobbiamo liberarci, possibilmente rimanendo incolumi. Il simbolo di questo blog, allora, non è la porta di casa Baggins, ma ha lo stesso significato. È la porta che, nel <i>Signore degli Anelli</i>, conduce alle miniere dimenticate di Moria ed una delle porte più emblematiche di tutta la tradizione del fantasy. Questo non solo perchè fu disegnata direttamente dal professor Tolkien, ma perchè delle porte magiche possiede tutte le migliori caratteristiche: è difficile da trovare, richiede la risoluzione di un enigma o l'esecuzione di un sacrificio, rappresenta sia un rifugio che un pericolo per chi la attraversa.</p>\n<p>Dal portale di Narnia nascosto in un armadio, alla porta del bel giardino del Paese delle Meraviglie, sempre troppo piccola o troppo grande per la giovane Alice, le porte, nel fantasy, non solo marcano il confine tra il mondo ordinario e quello straordinario, ma richiedono agli eroi sempre il pagamento di un tributo e l'assunzione di un rischio. Come ne <i>La storia infinita</i> di Michael Ende, dove il giovane Atreiu deve superare le sfide di tre porte magiche, o come in <i>Labyrinth</i>, dove, per raggiungere il centro del labirinto, Sarah si trova al cospetto di un indovinello, di due porte e la possibilità di fare una sola domanda - le porte non sono solo l'emblema di ciò che è alla nostra portata e ciò che non lo è, ma anche di ciò che siamo e ciò che non siamo ancora. Varcarle significa sfuggire all'immobilismo, creare sé stessi, partire per l'avventura.</p>\n<blockquote><p><i>È pericoloso, Frodo, uscire dalla porta. Ti metti in strada, e se non dirigi bene i piedi, non si sa dove puoi finire spazzato via. – Bilbo Baggins</i></p></blockquote>\n<p>Foto di copertina: Casa Baggins, illustrazione di John Howe</p>","internal":{"type":"MarkdownRemark","mediaType":null,"description":null},"excerpt":""}}]},"tags":{"edges":[{"node":{"frontmatter":{"name":"storie","label":"Storie"}}}]}},"pageContext":{"slug":"storie","pageNumber":0,"humanPageNumber":1,"skip":0,"limit":8,"numberOfPages":1,"previousPagePath":"","nextPagePath":""}},"staticQueryHashes":["3566934469","3566934469","63159454","63159454","997296527","997296527"]}